Cibi che inquinano: ecco la top ten list secondo Coldiretti

martedì 10 Giugno 2014 di Staff Giovani Impresa

I prodotti che arrivano sulle nostre tavole non sempre sono propriamente freschissimi e spesso sono prodotti che arrivando da paesi lontani, contribuiscono (e non poco) ad inquinare l’ambiente. Alimenti come le ciliegie cilene o i mirtilli argentini, ma anche agli asparagi del Perù sono sul podio dei cibi che inquinano perché arrivano sulle nostre tavole dopo aver compiuto lunghi viaggi, con mezzi che consumano petrolio ed emettono gas ad effetto serra.

Questi sono alcuni dei dati allarmanti emersi dal dossier Lavorare e vivere green in Italia, documento che è stato presentato al Nelson Mandela Forum di Firenze, dove sono giunti diecimila coltivatori provenienti dalle diverse regioni insieme al Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo e ai Ministri dell’ambiente Gian Luca Galletti e dell’agricoltura Maurizio Martina. Non solo cibo, ma nella lista nera anche le rose dell’Ecuador per le quali – sottolinea la Coldiretti – sono state denunciate anche situazioni di sfruttamento del lavoro, condizioni a rischio per la salute (a causa dei numerosi prodotti chimici con cui sono trattati i fiori) e nessuna tutela sindacale. Alla lista si aggiungono anche le more del Messico, i cocomeri del Brasile, e i meloni di Guadalupe; nel mirino anche i melograni da Israele e i fagiolini dall’Egitto, presenti sulle tavole italiane a causa della cattiva abitudine di consumare alimenti fuori stagione.

Secondo recenti calcoli – sottolinea la Coldiretti – 1kg di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane, deve percorrere quasi 12000 Km con un consumo di 6,9 kg di petrolio e l’emissione di 21,6 kg di anidride carbonica; 1kg di mirtilli dall’Argentina deve volare per più di 11000 km con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 kg di anidride carbonica e via dicendo. Questi consumi nocivi soprattutto per l’ambiente, potrebbero essere facilmente abbattuti se si prendessero maggiormente in considerazione i nostri prodotti, quelli locali, di stagione e a km0: facendo attenzione agli imballaggi, una famiglia potrebbe contribuire a risparmiare (a vantaggio dell’ambiente) ben 1000kg di anidride carbonica l’anno.

“Fare la spesa con attenzione all’ambiente significa anche impegnarsi per il territorio, la cultura, le tradizioni ed i prodotti che rendono il Made in Italy unico e competitivo nel mondo e quindi sostenere l’economia e il lavoro in Italia in un difficile momento di crisi”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

E quando non sono questi prodotti a causare problemi ambientali, ecco arrivare i tarocchi e le contraffazioni che speculano sui prodotti che richiamano il nostro migliore Made in Italy e che generano un giro di oltre 60 miliardi di euro sui mercati mondiali. Ed è stato l’inviato di Striscia la Notizia, Jimmy Ghione, a presentare il carrello degli orrori, dai tanti improbabili salami, ai vari parmesan e cambozola, ai ravioli napoletani, per finire con i wine kit e cheese kit per produrre in casa vere schifezze come è stato documentato nei mesi scorsi dalla trasmissione televisiva e dal responsabile sicurezza alimentare di Coldiretti, Rolando Manfredini, acquistando in vari paesi europei ed extra europei cibi taroccati che rubano spazio ai veri prodotti italiani.

Ha fatto seguito anche l’apertura in diretta di una forma di similgrana, che può essere scambiata per Parmigiano o Grana ma della quali nulla è dato sapere sul latte d’origine né sui metodi di produzione e che può entrare anche nei banchi dei nostri negozi senza troppe difficoltà.“Sapere esattamente e precisamente cosa si mangia è un diritto inalienabile dei consumatori e per questo occorre una etichetta d’origine chiara e trasparente e norme severe, applicate con rigore, nei confronti di chi froda e specula sul cibo e sulla sicurezza dei cittadini” è stato il richiamo forte di Rosario Trefiletti a nome di Federconsumatori, appoggiando in pieno le proposte di Coldiretti sulla regolamentazione del settore.

Senza trascurare l’altro aspetto oscuro dell’agroalimentare, quello nel quale si insinuano attività criminali, anche mafiose, nel riciclaggio di cibi, nel commercio di prodotti illeciti, scaduti, fasulli, con sfruttamento di persone e dell’ambiente, e contro il quale Coldiretti ha messo in campo una Fondazione ed un comitato scientifico presieduto da Giancarlo Caselli, proprio per monitorare e contrastare l’illegalità che fa male ai cittadini ed alle imprese.

La Top ten dei cibi che inquinano

Prodotto Paese Distanza Km Petrolio in Kg CO2 in KG
Ciliegie Cile

11.968

6,93

21,55

Mirtilli Argentina

11.178

6,47

20,13

Asparagi Peru

10.852

6,28

19,54

Noci California

10.497

6,08

18,90

Rose Equador

10.205

5,91

18,38

More Messico

10.162

5,88

18,30

Anguria Brasile

9.198

5,33

16,56

Meloni Guadalupe

7.800

4,52

14,05

Melograni Israele

2.250

1,30

4,05

Fagiolini Egitto

2.132

1,23

3,84