Giovani in agricoltura: premio 70mila euro per insediamento

giovedì 23 Aprile 2015 di Staff Giovani Impresa

Per favorire il ricambio generazionale, Ismea ha istituito le agevolazioni per l’insediamento di giovani in agricoltura, mettendo a disposizione fino a 70mila euro per i giovani agricoltori che intendono insediarsi per la prima volta in un’azienda agricola nel territorio nazionale.
Il premio è rivolto ai giovani di età compresa tra i 18 e i 39 anni, che devono presentare un piano aziendale per lo sviluppo dell’attività imprenditoriale articolato su un periodo minimo di 5 anni, e darà la possibilità di accedere ad un mutuo di 15- 20 -25 – 30 anni.

Tra i requisiti è necessario dimostrare la sostenibilità economica e finanziaria dell’operazione e che l’insediamento non avvenga in aziende create dal frazionamento di imprese esistenti. L’insediamento dovrà inoltre avvenire successivamente alla presentazione della domanda di ammissione all’agevolazione e durare un periodo minimo di 5 anni.
Il premio di insediamento è elargito nel quadro di un’operazione di leasing finanziario concesso da Ismea, per un intervento minimo di 200mila euro fino a un massimo di 2 milioni di euro, che verrà erogato in due tranches e dovrà essere rimborsato in rate semestrale posticipate.

Con una significativa crescita nell’occupazione giovanile (+14%), l’agricoltura è rimasto uno dei pochi settori in grado di offrire prospettive lavorative reali e concrete, così come finanziamenti ed agevolazioni rivolti soprattutto alle giovani generazioni. Sono sempre più numerosi i giovani che scelgono di investire nell’agricoltura, a conferma della dinamicità di un settore capace di unire tradizione e innovazione.
Come affermato da Maria Letizia Gardoni, delegato nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, “la maggior parte dei giovani sono diventati imprenditori agricoli per passione, e quindi per una scelta personale. Hanno capito che possono realizzarsi nel settore agroalimentare italiano, fare investimenti sulla propria vita, crearsi una famiglia e continuare a vivere in Italia, facendo il lavoro da loro voluto”.

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