Clima, una sfida globale per l’agricoltura di domani

venerdì 27 Settembre 2019 di Redazione Giovani Impresa

In occasione della settimana di sciopero mondiale, Global #WeekForFuture e del #GlobalClimateStrike, si torna a parlare di cambio climatico e non è un caso che questo sia uno degli obiettivi di Agenda2030 (ob.13) in quanto il mantenimento delle risorse naturali del pianeta è una condizione essenziale per alimentare la popolazione mondiale in crescita.

Dai dati del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (Intergovernmental Panel on Climate Change) emerge che dal 1880 al 2012 la temperatura media globale è aumentata di circa 0,85°C e che a causa dello scioglimento dei ghiacci, dal 1901 al 2010, il livello globale medio dei mari si è alzato di 19 cm. Inoltre, dal 1990 le emissioni globali di CO2 sono aumentate del 50% circa e dal 2000 al 2010 lo hanno fatto più velocemente rispetto alle tre decadi precedenti.

Alla luce di questi dati allarmanti è evidente che far fronte al cambiamento climatico è una delle urgenze più significative in quanto questo influenza la disponibilità di cibo e ha effetti negativi sulle rese di colture, sui prodotti ittici e sulla salute degli animali.

Il settore agricolo è particolarmente vulnerabile ai cambiamenti climatici che hanno causato danni ingenti all’agricoltura; solo in Italia negli ultimi 10 anni ammontano per 14 miliardi, per l’alternarsi di eventi estremi, dai prolungati periodi di siccità alle violente ondate di maltempo che hanno devastato coltivazioni, strutture e infrastrutture. Il surriscaldamento inaridisce i pascoli, fa soffrire gli animali e minaccia l’attività di allevamento mettendo anche a rischio la produzione di letame e liquami indispensabili per fertilizzare i terreni e alla base dell’agricoltura biologica con l’ltalia che detiene la leadership europea in termini di numero di aziende. Un primato messo a rischio dal cambiamento climatico che colpisce i prodotti tipici Made in Italy e le coltivazioni anche per l’arrivo di specie aliene che stanno facendo strage di frutta e ortaggi.

Un sistema agricolo basato sulla qualità delle produzioni, sul rispetto dell’ambiente, dei cicli stagionali che punti all’ottimizzazione dei consumi energetici, alla conservazione delle matrici ambientali e l’impiego sostenibile dell’acqua, può contribuire enormemente a mitigare gli impatti negativi del cambiamento climatico.  “Formazione, prevenzione e conoscenza sono i core points su cui puntare affinché si possano mettere in campo azioni che tutelino, da un lato, l’ambiente e, dall’altro, le imprese, ha dichiarato Veronica Barbati, delegata nazionale Coldiretti Giovani Impresa. A riguardo, Coldiretti è attiva da tempo per promuovere modelli virtuosi di sviluppo basati sui principi dell’economia circolare quale, ad esempio, la produzione di energie rinnovabili da scarti di produzione. Obiettivo è quello di rendere virtuoso un sistema che, partendo dallo smaltimento di un rifiuto spesso oneroso per i produttori, produca risorse e reddito per gli imprenditori stessi”.

Proprio per ribadire l’importanza del ruolo del settore agro-forestale nella lotta al cambiamento climatico,  decine di migliaia di agricoltori giovani e studenti, insieme al presidente di Coldiretti Ettore Prandini, scendono oggi in piazza a Bologna al Villaggio contadino in uno spazio di 50mila metri quadrati nel cuore nella food valley italiana, dove si realizza oltre un terzo della produzione agricola nazionale e nascono le eccellenze del Made in Italy alimentare minacciate dal surriscaldamento. Per l’occasione è stata allestita l’arca di Noe’ dell’agricoltura italiana con mucche, cavalli, asini, pecore, capre, galline, oche ma anche piante e specialità a rischio di estinzione per effetto dei cambiamenti climatici