Made in Italy, aflatossine nel grano sbarcato a Bari

giovedì 25 Febbraio 2016 di Staff Giovani Impresa

Made in Italy a rischio per grano proveniente dall'esteroMade in Italy a rischio per grano proveniente dall'estero

Made in Italy a rischio: è infatti risultato positivo al test effettuato con il kit Agrastrip il campione di grano duro messicano e scaricato ieri dalla nave Ecopride (stazza 44.647 tonnellate), battente bandiera panamense e proveniente da Cristobal.
Lo rende noto Coldiretti Puglia che ringrazia il Corpo Forestale dello Stato della Puglia e la Asl di Bari, per l’attività incessante di presidio del territorio e per la prima fase odierna dell’attività di indagine per salvare il grano italiano dagli scarichi quotidiani di ingenti quantitativi di prodotto straniero, a volte triangolato da porti europei e utilizzato per fare pane e pasta Made in Italy, con il granaio Italia che rischia di scomparire.

“Abbiamo fermato 7 camion per verificarne il contenuto – spiega il Commissario Capo del Corpo Forestale dello Stato della Puglia, Giuliano Palomba – una prima analisi con il lateral flow test sul campione di grano duro trasportato da uno dei 7 mezzi, ha dato indicazioni di presenza di aflatossine. Abbiamo consegnato tutti i campioni alla Asl Bari e le analisi di conferma saranno effettuate dal laboratorio dell’Arpa Puglia. Inoltre, sarà verificata la presenza di metalli pesanti”.

“Se il grano è contaminato da aflatossine, che sono altamente tossiche e sono ritenute essere tra le sostanze più cancerogene esistenti, risultano contaminati anche pane e pasta, che ne potrebbero derivare, perché sono resistenti alle alte temperature” afferma Coldiretti, che si è mobilitata per chiedere controlli più severi sui prodotti importati e l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza del grano impiegato”.

Non è solo la situazione relativa al grano che, in questo periodo, sta preoccupando la Regione Puglia: in soli 3 mesi, infatti, sono stati rubati in provincia di Foggia quasi 100 chilometri di cavi di rame, all’incirca la distanza tra le città di Foggia e Bari. Non si placa, quindi, il fenomeno della criminalità nelle campagne, anzi la situazione continua a peggiorare.

“Per due volte la mia azienda è rimasta isolata per quasi 60 giorni – racconta il Presidente dei Giovani Imprenditori di Coldiretti Foggia, Andrea Suriano –  a causa del furto dei cavi di rame. Il gestore dell’energia, a mano a mano che avvengono i furti, sta sostituendo i cavi di rame con quelli di alluminio. La resa e la conducibilità elettrica non sono le stesse del rame e i disagi e i maggiori costi, ovviamente, ricadono sempre e comunque sulle nostre aziende e sulla nostra attività. Il fronte dell’illegalità è sempre più ampio e riguarda la proprietà fondiaria, le infrastrutture di servizio all’attività agricola e, non da ultime, le produzioni agricole ed agroalimentari. I reati contro il patrimonio – conclude Suriano –  quali danneggiamento, incendi, furti, abigeato, usura, pascolo abusivo, estorsione con cavallo di ritorno  rappresentano la porta di ingresso principale della malavita organizzata e spicciola nella vita dell’imprenditore e nella regolare conduzione aziendale”.

Al vertice della piramide criminale si colloca, e non potrebbe essere diversamente, il mix di reati e di situazioni di illegalità strisciante che maggiormente devastano e destabilizzano la sana imprenditoria agricola ed agroalimentare  della Puglia. Non è certo sufficiente che le imprese agricole installino videocamere e sistemi di videosorveglianza, per Coldiretti è urgente un’attività di forte repressione, oltre che di prevenzione.