Inflazione, i prezzi dei prodotti alimentari calano dell’1,5%

martedì 22 Luglio 2014 di Staff Giovani Impresa

Otto italiani su dieci non acquistano, ma mangiano cibi scaduti: è deflazione a tavola. Per la prima volta, dal inizio della serie storica nel 2005, i prezzi dei prodotti alimentari non lavorati come frutta e verdure, fanno segnare un calo dell’1,5%, per effetto del crollo dei consumi ai minimi storici, che colpisce soprattutto le classi meno abbienti per le quali l’alimentazione rappresenta la quota più rilevante del budget di spesa. E’ quanto afferma la Coldiretti, nel commentare i dati Istat relativi alla misura dell’ inflazione nel secondo semestre del 2014. La ridotta capacità di spesa è confermata dal fatto che le persone, in condizioni di povertà assoluta, hanno raggiunto il record di 6 milioni e 20mila individui nel 2013. In tale situazione più di otto italiani su dieci (81%) per non acquistare, sono arrivati a non buttare il cibo scaduto, ma a mangiarlo, con una percentuale che è aumentata del 18 % dall’inizio del 2014. La spirale negativa della deflazione ha portato i consumi di frutta e verdura a diminuire di oltre il 30% rispetto agli ultimi 15 anni, per un quantitativo che nel 2014 è sceso addirittura ben al di sotto del kg al giorno per famiglia, un valore inferiore a quelli raccomandati dal Consiglio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Secondo il rapporto Istat/Cnel 2013 sul benessere in Italia, solo il 18,4% della popolazione ha consumato quotidianamente almeno quattro porzioni tra frutta, verdura e legumi freschi che garantiscono l’assunzione di elementi fondamentali della dieta come vitamine, minerali e fibre che svolgono una azione protettiva, prevalentemente di tipo antiossidante.
Il calo è ancora più preoccupante per bambini e adolescenti con il numero di coloro che mangiano frutta e verdura a ogni pasto è sceso al 35% a fronte del 37% nel 2012; mentre quelli che la mangiano una volta al giorno sono passati al 35%, contro il 39%, e si registra anche un aumento di coloro che non l’assumono o lo fanno un massimo di 2 volte a settimana (31% contro il 24%).

Gli agricoltori della Coldiretti sono impegnati in una mobilitazione nei confronti dei consumatori per uscire da questa situazione insostenibile e dare a tutti la possibilità di consumare la componente più importante della dieta estiva degli italiani, in un Paese come l’Italia che è leader europeo nella produzione.