Dazi, scattano sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania

Dazi sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania

mercoledì 16 Gennaio 2019 di Redazione Giovani Impresa

Dazi sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla BirmaniaDazi sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania

Scattano finalmente i dazi europei sul riso proveniente dalla Cambogia e dalla Birmania (ex Myamar) che ne hanno esportato nell’Unione Europea ben 328 milioni di chili nel 2017/18, con un aumento del 256% negli ultimi sette anni. È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti divulgata in occasione del via libera al regolamento esecutivo della Commissione Europea che attiva la clausola di salvaguardia, dopo la scadenza dei termini previsti per l’adozione dalla procedura scritta. Si tratta di un deciso cambio di rotta nelle politiche europee rispetto agli accordi commerciali preferenziali stipulati con Paesi che spesso non rispettano le condizioni produttive ed i diritti dei lavoratori vigenti all’interno dell’Unione, con gravi danni per i produttori e rischi per i consumatori.

Oltre 2/3 degli arrivi riguardano la Cambogia e circa 1/3 il Myamar sotto accusa delle Nazioni Unite per “genocidio intenzionale”, “crimini contro l’umanita” e “crimini di guerra” contro la minoranza musulmana dei Rohingya costretta anche ad abbandonare i propri raccolti di riso a causa della violenta repressione da parte del governo.

Con la pubblicazione del regolamento in gazzetta Ufficiale gli operatori commerciali che importano nell’UE il riso lavorato e semilavorato proveniente dai due Paesi asiatici è previsto il pagamento di un dazio per un periodo di almeno tre anni, che parte da 175 euro a tonnellata nel 2019, a 150 euro a tonnellata nel 2020 fino a 125 euro a tonnellata nel 2021, con una possibile proroga di applicazione del dazio ove sia giustificata da particolari circostanze.

Una misura necessaria per salvare la produzione nazionale colpita da una drammatica crisi che mette a rischio il primato in Europa dove l’Italia è il primo produttore di riso con 1,40 milioni di tonnellate su un territorio coltivato da circa 4mila aziende di 219.300 ettari, che copre circa il 50 % dell’intera produzione Ue con una gamma varietale del tutto unica.

“Si tratta del risultato della mobilitazione della Coldiretti nelle piazze italiane e nelle sedi istituzionali che ha portato Bruxelles a riconoscere il danno economico dovuto ai volumi di importazioni di riso, giustificando l’attivazione della clausola di salvaguardia e lo stop alle agevolazioni a dazio zero” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “ora occorre lavorare per estendere anche al riso non lavorato”.

La decisione assunta rappresenta un importante cambio di rotta che deve riguardare tutte le produzioni poiché l’Unione Europea – conclude Prandini – deve vigilare affinchè tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignità dei lavoratori, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualità per il rispetto di requisiti per  l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale.