Contro lo spreco alimentare, la Francia approva prima legge in Europa

venerdì 5 Febbraio 2016 di Staff Giovani Impresa

Spreco alimentare: cibo non consumato, gettato nei rifiutiSpreco alimentare: cibo non consumato, gettato nei rifiuti

Maggior attenzione allo spreco alimentare: dal ritorno in cucina degli avanzi, ad una maggiore attenzione alla data di scadenza; ma anche la richiesta della doggy bag al ristorante e la spesa a Km 0 che, tagliando le intermediazioni, consente di acquistare prodotti più freschi e che quindi durano più a lungo. Queste che abbiamo appena elencato, sono alcune delle strategie messe in atto da 6 italiani su 10 che hanno diminuito o annullato lo spreco alimentare, secondo una indagine Coldiretti/Ixè realizzata in occasione della Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare che ricade oggi, 5 febbraio. Il 53% degli italiani ritiene che il contenimento degli sprechi alimentari, dipenda soprattutto dalle scelte dei consumatori con il 46% che sostiene possano essere combattuti con una migliore pianificazione della spesa. La crisi, ma anche una maggiore sensibilità ambientale, ha portato i cittadini a diminuire o annullare gli sprechi domestici anche se la situazione resta comunque grave ed in media, durante l’anno, ogni italiano ne ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 Kg.
Un problema che riguarda in Italia l’intera filiera, dove gli sprechi alimentari ammontano in valore a 13 miliardi che sono persi per il 54% al consumo, per il 21% nella ristorazione, per il 15% nella distribuzione commerciale e per l’8% nell’agricoltura e per il 2% nella trasformazione.

A livello mondiale 1/3 del cibo prodotto viene sprecato per un totale di 1,3 miliardi di tonnellate, che sarebbero ampiamente sufficienti a sfamare la popolazione che soffre di fame cronica, secondo un’analisi Coldiretti su dati Fao. Gli sprechi alimentari hanno raggiunto le 670 milioni di tonnellate nei paesi industrializzati e le 630 milioni di tonnellate in quelli in via di sviluppo. Ogni anno il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga, utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno – quasi il 30% della superficie agricola mondiale – ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra.  Le cose stanno però cambiando con l’Italia che, ad Expo, ha posto il taglio degli sprechi alimentari tra gli obiettivi della Carta di Milano che è stata consegnata al segretario generale Onu, Ban Ki-moon.

Quello dello spreco alimentare, è un tema di rilevanza mondiale e, per quanto riguarda l’Europa, è stato posto tra gli obiettivi del semestre di presidenza olandese dell’Unione Europea sotto il pressing dei diversi Paesi. Se in Italia con il progetto Sprecozero ci si è posti l’obiettivo di recuperare 1 milione di tonnellate di cibo nel 2016, il Parlamento francese ha approvato definitivamente il 3 febbraio una serie di misure contro lo spreco di cibo. I supermercati, con una superficie superiore ai 400 metri quadrati sono obbligati a donare il cibo invenduto a organizzazioni caritatevoli, con l’introduzione di multe fino a 75mila euro, ma anche la detenzione. La normativa prevede una gerarchia di azioni da mettere in campo per evitare lo spreco, dalla prevenzione con campagne educative nelle scuole, al consumo umano; dall’utilizzo a fini energetici, a quello per gli animali.
Il provvedimento è stato approvato dopo che, con il nuovo anno, è scattato l’obbligo per i grandi ristoranti francesi di rendere disponibile a fine pasto ai loro clienti la doggy bag, una sorta di box dove riporre gli avanzi del pasto da riportare a casa.

Lo spreco di cibo è la più irresponsabile delle azioni umane e oggi ha raggiunto livelli inaccettabili” – ha dichiarato Maria Letizia Gardoni, Delegata Nazionale dei Giovani di Coldiretti – “In un’epoca in cui 870 milioni di persone soffrono la fame, la perdita di 1.3 miliardi di tonnellate di alimenti equivale ad un delitto ambientale, economico e sociale. Governi, produttori, trasformatori e consumatori devono lavorare insieme al fine di abbattere le ripercussioni di tale fenomeno. Questa dannosa tendenza, è indice di quanto in realtà non sia necessario produrre di più in termini quantitativi, ma al contrario è sempre più urgente focalizzare l’attenzione sulla corretta distribuzione del cibo, sulla tutela della biodiversità e sulla sostenibilità ambientale e sociale dei processi alimentari. Sono necessari nuovi modelli di sviluppo e di consumo etici, equi e democratici”.