Cibo made in Italy penalizzato dall’uso dell’etichetta a semaforo

martedì 15 Marzo 2016 di Staff Giovani Impresa

Cibo made in Italy: vendita formaggiCibo made in Italy: vendita formaggi

Eccellenze del cibo made in Italy come il Prosciutto di Parma, Parmigiano Raggiano e Grana Padano sono tra le vittime illustri dell’inerzia dell’Unione Europea nell’intervenire per bloccare l’etichetta a semaforo degli alimenti adottata dal Regno Unito, che colpisce ingiustamente il 60% delle produzioni italiane con indicazioni sbagliate e fuorvianti. E’ quanto si afferma in occasione del Consiglio dei Ministri Agricoli a Bruxelles che allordine del giorno dei lavori, reca anche lo svolgimento di un dibattito sulle conseguenze derivanti dall’utilizzo della cosiddetta etichettatura a semaforo richiesto anche dall’Italia.

Si tratta di un’informazione visiva sul contenuto di nutrienti abbinata a un colore e alla percentuale giornaliera di assunzione. A causa del sistema di etichettatura nutrizionale adottato dal Regno Unito, con i bollini rosso, giallo o verde ad indicare il contenuto di nutrienti critici per la salute il Parmigiano Reggiano pre-porzionato etichettato a semaforo dal 2013 al 2015, ha avuto una perdita di quota di mercato del 13% in volume mentre il calo per il Prosciutto di Parma è stato del 14% secondo una ricerca elaborata da Nomisma. Questo perché la segnalazione sui contenuti di grassi, sali e zuccheri non si basa sulle quantità effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze.
Il sistema finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti sani e promuove, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale.

Come affermato dal Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo  si tratta di una scelta che è stata adottata dal 98% dei supermercati inglesi che ostacola la libera circolazione delle merci e sta mettendo in pericolo alcuni settori cardine dell’export di cibo made in Italy in Gran Bretagna, arrecando un danno alle produzioni più tipiche del cibo made in Italy che l’Unione Europea sta ingiustamente tollerando sotto la pressione del referendum di giugno in Gran Bretagna, a favore delle quale si assiste ad un crescendo di concessioni.