Tutela del Made in Italy, la battaglia inizia con lo stop ai ristoranti La Mafia

martedì 25 ottobre 2016 di Staff Giovani Impresa

Tutela del Made in Italy vuol dire difendere i prodotti veri della nostra agricoltura da prodotti che richiamano all'italianità sfruttando marchi legati alla criminalità organizzataTutela del Made in Italy vuol dire difendere i prodotti veri della nostra agricoltura da prodotti che richiamano all'italianità sfruttando marchi legati alla criminalità organizzata

Tutela del Made in Italy vuol dire difendere i prodotti agroalimentari frutto del lavoro soprattutto di tanti giovani agricoltori e preservare il vero buono italiano che deve essere sempre più valorizzato, informando i consumatori sulle truffe e su quell’italian sounding che confonde solamente e che sporca l’immagine del vero Made in Italy.
Dal caffè “Mafiozzo” stile italiano dalla Bulgaria, agli snack “Chilli Mafia” della Gran Bretagna, dalle spezie “Palermo Mafia shooting” della Germania, fino alla salsa “SauceMaffia” per condire le patatine e quella “SauceMaffioso” per la pasta scovate a Bruxelles, Capitale d’Europa, sono tra i casi in cui si fa affari sfruttando a tavola gli episodi, i personaggi e le forme di criminalità organizzata più dolorose e odiose, a danno dei veri prodotti agroalimentari Made in Italy.
E proprio sulla tutela del Made in Italy è positiva la decisione dall’Ufficio Marchi e Disegni – Divisione Cancellazioni – dell’Unione Europea, che ha deciso di annullare il contrassegno numero 5510921, accogliendo il ricorso dell’Italia per l’invalidità del marchio alla catena di ristoranti spagnoli “La Mafia” (“La Mafia se sienta ala mesa”), che pero’ ha presentato ricorso.
Inizia ora una lunga battaglia per la tutela del Made in Italy, alla quale si oppone un gruppo di quasi 40 ristoranti in tutta la Spagna con più di 400 dipendenti, che ha costruito la propria immagine proprio sule storie criminali italiane.

Purtroppo il caso della catena di ristoranti “La Mafia” in Spagna che fa mangiare i clienti sotto i murales dei gangsters più sanguinari (da Vito Cascio Ferro a Lucky Luciano, fino ad Al Capone), non è isolato ed in tutto il mondo – dal Messico a Sharm El Sheik, dal Minnesota alla Macedonia – si trovano ristoranti e pizzerie “Cosa Nostra”, mentre a Phuket in Tailandia c’è addirittura un servizio take-away. Su internet è possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook”, comprare caramelle sul portale Candymafia, o ricevere i consigli di “mamamafiosa” con sottofondo musicale a tema. Al gravissimo danno di immagine, si aggiunge la beffa dello sfruttamento economico del Made in Italy in una situazione in cui la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari italiani solo nell’agroalimentare, ha ormai superato i 60 miliardi di euro, quasi il doppio delle esportazioni, e che costa all’Italia trecentomila posti di lavoro, secondo una analisi della Coldiretti. Si tratta di danni economici e di immagine soprattutto nei mercati emergenti dove spesso il falso è più diffuso del vero e condiziona quindi negativamente le aspettative dei consumatori. “L’Unione Europea deve fermare l’utilizzo commerciale di un marchio infame, che sfrutta gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti lungo tutto lo Stivale” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “il business è stato oggetto di uno specifico approfondimento anche nell’ambito dell’Osservatorio Agromafie promosso da Coldiretti, che ha raccolto esempi concreti di oltraggio in diversi continenti”.