Olio d’oliva, in 25 anni sono raddoppiati i consumi mondiali

martedì 29 novembre 2016 di Staff Giovani Impresa

Produzione di olio d'olivaProduzione di olio d'oliva

Olio d’oliva, tra i prodotti alla base di una sana ed equilibrata dieta, e anche tra i prodotti più consumati al mondo. Basti pensare che, nell’arco di soli 25 anni, i consumi di olio d’oliva, sono praticamente raddoppiati. Attraverso uno studio presentato alla Celebrazione della giornata mondiale dell’olio di oliva indetta dal COI, parliamo di un balzo del 73% che ha cambiato, sicuramente in meglio, la dieta di tantissime persone, a partire dal Giappone fino al Brasile, passando per Russia, Stati Uniti d’America, Gran Bretagna e Germania. Il successo del nostro “petrolio verde” ha naturalmente avvantaggiato il Bel Paese, grazie all’aumento record delle esportazioni dell’8’%, nei primi otto mesi del 2016, e valori che vanno per il Made in Italy dall’aumento del 18% in Cina, al +7% del Giappone fino al +11% negli Usa, dove è diretto quasi 1/3 dell’olio di oliva che varca le frontiere nazionali.

Sul piano internazionale, sono stati consumati complessivamente 2,99 miliardi di chili di olio d’oliva nel corso dell’anno, con la vetta della classifica conquistata dall’Italia con 581 milioni di chili, seguita da Spagna (490 milioni di chili) e Stati Uniti (308 milioni di chili) e un aumento record del 250% nell’arco di 25 anni. Il consumo di olio d’oliva è cresciuto in maniera esponenziale e in breve tempo, in Paesi come il Giappone, dove l’incremento è stato addirittura del 1400% per un consumo di 60 milioni di chili nel 2015; in Gran Bretagna con una crescita del 763% a 59 milioni di chili e in Germania che, con un incremento del 465%, raggiunge i 58 milioni di chili. Una rivoluzione nella dieta si è verificata in Brasile, dove l’aumento è stato del 393% per un totale di 66,5 milioni di chili, in Russia dove l’aumento è stato del 320% anche se le quantità restano limitate a 21 milioni di chili e la Francia che, con un incremento del 268% ha superato i 103 milioni di chili. Per quanto riguarda i Paesi tradizionalmente produttori, nel corso dei 25 anni i consumi sono rimasti pressoché stabili: l’Italia (+8%), la Spagna dove c’è stato un debole aumento del 24%, mentre in Grecia si è verificato addirittura un calo del 27%.

A sostenere la domanda mondiale sono certamente gli effetti positivi sulla salute associati al consumo di olio di oliva provati da numerosi studi scientifici, che hanno fatto impennare le richieste di quel crescente segmento di popolazione che nel mondo è attento alla qualità della propria alimentazione. Una consapevolezza spinta dai riconoscimenti acquisiti dalla dieta mediterranea, il cui ruolo importante per la salute è stato certificato anche con l’iscrizione nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità dell’Unesco, avvenuta il 17 novembre 2010. A pesare quest’anno sul mercato mondiale, è anche il crollo della produzione Made in Italy che si è praticamente dimezzata (-49%) a 243mila tonnellate, con un deciso effetto sull’andamento delle quotazioni che, rispetto all’inizio della anno, sono schizzate del 54% alla borse merci di Bari dove hanno raggiunto i 5,90 euro al chilo.