Import miele: in Italia + 20% è cinese

mercoledì 7 settembre 2016 di Staff Giovani Impresa

Import miele: quello straniero invade le nostre tavoleImport miele: quello straniero invade le nostre tavole

Import miele: sempre più miele straniero arriva, è quanto risulta da recenti stime. Quello cinese in particolare sembra invadere gli scaffali dei negozi, a volte all’insaputa degli stessi consumatori. Il miele straniero infatti sta invadendo il nostro Paese, le importazioni dall’estero, infatti, sono aumentate del 13% nel 2016, a tal punto che i barattoli di prodotto cinese, ungherese e rumeno hanno superato quest’anno la produzione nazionale. Questi dati sono emersi da un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi 5 mesi dell’anno, diffusa in occasione della presentazione dei risultati produttivi del settore, che vedono un crollo del 70%, soprattutto a causa dell’azzeramento del raccolto di miele d’acacia in Piemonte e Triveneto e di agrumi in Sicilia.

Se i dati del 2015 ci raccontano che il miele importato ha raggiunto livelli altissimi, salendo a quota 23,5 milioni di chili, il 2016 vede crescere ancora questo andamento, con il 20% del prodotto straniero che arriva peraltro dalla Cina, dove è consentito l’uso del polline Ogm, così come in Romania, paese che si colloca nella classifica dei principali esportatori in Italia, guidata da un’altra nazione dell’Est, l’Ungheria.

L’import miele rappresenta quindi un rischio per i consumatori che convinti di acquistare miele italiano, spesso portano a casa prodotti importati dall’estero,  spesso di qualità inferiore a quello prodotto nel nostro Paese  e  spacciato come prodotto Made in Italy.  

Come riconoscere il miele importato dal miele made in Italy?

Il miele prodotto in Italia – dove non sono ammesse coltivazioni Ogm – è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta da Coldiretti. “In una situazione come questa, aggravata dalla crisi che rischia di far chiudere tante aziende nostrane – ha dichiarato Maria Letizia Gardoni, Presidente dei Giovani di Coldiretti – è necessario adottare quanto prima l’etichettatura d’origine, unico mezzo per garantire ai consumatori di compiere delle scelte consapevoli evitando che siano tratti in inganno”.
La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso dell’import miele da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.
Il problema è però che le stesse regole non valgono se il miele viene usato come ingrediente, come accade nei biscotti e negli altri dolci come, ad esempio, il torrone, dove la presenza di prodotto straniero non viene dichiarata in etichetta. Un danno che va sanato poiché colpisce un settore, quello nazionale, che conta circa 50mila apicoltori, con 1,39 milioni di alveari e un giro d’affari stimato di 70 milioni di euro.
La produzione media per alveare, nelle aziende apistiche professionali (sono circa 2000 quelle che gestiscono più di 150 alveari) è di circa 33.5 kg/alveare, mentre la media nazionale generale si aggira intorno ai 17,5 kg/alveare. Per quanto riguarda le vendite i piccoli apicoltori si indirizzano innanzitutto verso il conferimento in cooperativa (23,6%), i privati consumatori (22,0%) e i grossisti (20,8%), mentre la restante parte viene indirizzata al piccolo dettaglio tradizionale e specializzato che assorbe il 12,7%.

Per i consumatori che vogliono essere sicuri di acquistare miele italiano consigliamo sempre di verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente a produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amica.