Grano duro italiano: il Presidente Moncalvo ne ha parlato a Petrolio

mercoledì 12 luglio 2017 di Staff Giovani Impresa

Grano duro italiano, Roberto Moncalvo durante l'intervista a PetrolioGrano duro italiano, Roberto Moncalvo durante l'intervista a Petrolio

Grano duro italiano e importazioni dal Canada: la Guerra del Grano che i nostri agricoltori portano avanti da diverso tempo a difesa del vero Granaio Italia, al centro dell’intervista rilasciata dal Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, ospite della trasmissione Petrolio.

D. Una Guerra del grano che si rischia di perdere?

R. Siamo su una strada veramente pericolosa. Nell’ultimo anno i nostri agricoltori hanno perso 700 milioni di euro.

D. Se fossimo competitivi e riuscissimo a valorizzarlo, il grano duro italiano non basterebbe a coprire il nostro fabbisogno dei pastai.

R. Sono stati persi 100mila ettari nel 2017 e si rischia di perderne altrettanti: avremo sempre meno grano duro, avremo porzioni di territorio che non saranno più coltivati, perché molti dei nostri territori, molte delle nostre colline, molte delle nostre aree svantaggiate del centro-sud il grano duro è una delle poche coltivazioni che si posso fare. Quindi si rischia di mettere in pericolo 300mila imprese e la tenuta anche rispetto al dissesto idrogeologico di un pezzo fondamentale del nostro Paese. I nostri agricoltori hanno perso 700 milioni di euro, il consumatore non si è accorto di nulla, quindi qualcuno ci sta guadagnando.

D. In questo effetto perverso della globalizzazione: il grano importato conviene?

R. L’azzeramento del dazio che abbiamo oggi, agevola ancora di più le importazioni. Questo è un fenomeno assolutamente assurdo, anche perché dietro ci sono tante speculazioni finanziarie, ma ci sono anche delle scelte che un pezzo di industria fa. Guarda caso, mentre noi raccogliamo il nostro grano duro, del nostro Paese, arrivano le navi al porto di Bari: allora c’è qualcuno che sta scegliendo di utilizzare – perché evidentemente ne ha una convenienza – altri tipi di grano, invece che il nostro grano duro che è buono, che è sicuro, che è controllato.

D. Possiamo dire che questo sta favorendo il grano straniero?

R. Questo sta favorendo anche un continuo abbandono di terre e di aree coltivate a grano nel nostro Paese, con il rischio davvero per porzioni importanti del nostro Paese di abbandono. Si tratta di una situazione assurda per un Paese che addirittura potrebbe aumentare molto le proprie produzioni di grano duro, che non ha nessun problema nemmeno in termini di qualità.

D. Qualche battaglia la state vincendo come la richiesta fatta a Bruxelles da parte del Governo, di etichettare la pasta indicando se si tratta di grano italiano o meno.

R. Il primo punto della nostra Guerra del Grano, che ormai da molti mesi stiamo portando avanti sul territorio italiano a partire dal centro sud, e dalla Puglia e dalla Sicilia – le due Regioni che da sole fanno quasi la metà della produzione nazionale – questa scelta del Governo, è una scelta importante, perché finalmente consentirà ai cittadini di poter scegliere avendo tutte le informazioni. Su ogni pacco di pasta ci sarà scritta l’origine del grano duro. Se quel grano duro sarà di origine italiana e quindi un grano duro che viene essiccato con il sole e con il divieto di utilizzo di sostanze chimiche per l’essiccazione, o se invece il grano viene da paesi europei o extraeuropei come il Canada dove senza il glifosato, il grano duro non si riuscirebbe nemmeno ad essiccare completamente.

D. Il paradosso della globalizzazione: noi importiamo molto più grano di quanta pasta riusciamo ad esportare in Canada.
R. Questa è una situazione assurda, noi ne esportiamo poco più di 50milioni l’anno, ma importiamo 300milioni di grano. Non ci stiamo guadagnando noi, ma soprattutto non ci stanno guadagnando i nostri agricoltori.

D. La pasta etichettata italiana, costerebbe di più al consumatore?
R. Assolutamente no. Sono tutte informazioni che sono a disposizione dell’industria. Si tratta di metterli sull’etichetta ed è un atto di civiltà e di corretta informazione nei confronti dei consumatori e credo anche nei confronti dei nostri agricoltori che, finalmente, potranno vedere in quella parola “Italia” scritta di fianco all’origine del grano, il frutto di un lavoro importante che non è solo un’attività economica, ma un’attività di grande aiuto alla tenuta anche idrogeologica del nostro territorio.