Camorra, a Napoli aumentano del 950% i prezzi dal grano al pane

martedì 28 giugno 2016 di Redazione Giovani Impresa

Pane in vendita al fornoPane in vendita al forno

A Napoli la Camorra colpisce anche il pane con i prezzi che dal grano allo scaffale aumentano del 950% . E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti in riferimento all’esecuzione da parte della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Gico della Guardia di Finanza di 24 provvedimenti cautelari a carico di altrettanti indagati ritenuti appartenenti del clan Lo Russo che, secondo le forze dell’ordine, aveva acquisito il monopolio della distribuzione del pane e imponeva il prezzo di vendita.

Secondo Osservaprezzi,  il grano viene pagato agli agricoltori 18 centesimi al chilo, esattamente come trenta anni fa su livelli che ad oggi al di sotto dei costi di produzione attuali, mentre il pane normale viene venduto a Napoli tra 1,6 e 2 euro al chilo, ma il prezzo aumenta di molto per i prodotti particolare, dai panini ai pani conditi a causa del controllo della Camorra.

Il settore delle farine, pane e pasta sale infatti sul podio della black list dei settori più colpiti dalla frodi secondo le elaborazioni fatte da Coldiretti nel Rapporto Agromafie, sulla base del valore dei sequestri effettuati nel 2015 dai Carabinieri dei Nuclei Anti Sofisticazione (Nas). I sequestri di farina pane e pasta adulterati o contraffatti hanno raggiunto il valore di 49,7 milioni di euro nel 2015.

Analoga sorte per tanti altri comparti agricoli, come l’ortofrutta sottopagata agli agricoltori su valori che non coprono neanche i costi di produzione, ma con i prezzi che si moltiplicano fino al 300% dal campo alla tavola anche per effetto del controllo monopolistico dei mercati operato dalla malavita in certe realtà territoriali. Una mano quella della Camorra che si estende a tutto l’agroalimentare con un businness che fattura 15,4 miliardi e investe ambiti complessi e articolati, con gli interessi che sono rivolti, anche all’estero, nelle catene commerciali della grande distribuzione, nella ristorazione e nelle aree agro-turistiche, nella gestione dei circuiti illegali delle importazioni/esportazioni di prodotti agroalimentari sottratti alle indicazioni sull’origine e sulla tracciabilità, della macellazione e della panificazione clandestine, dello sfruttamento animale e del doping nelle corse dei cavalli, e lucra anche sul ciclo dei rifiuti, non curandosi delle gravi conseguenze per la catena agroalimentare, per l’ambiente e la salute.