Caldo e afa: rischio massimo di mortalità degli animali

lunedì 10 luglio 2017 di Staff Giovani Impresa

Caldo e afa allarmano allevamenti di bestiame nelle stalleCaldo e afa allarmano allevamenti di bestiame nelle stalle

Caldo e afa, nonostante le sporadiche precipitazioni, non danno tregua. Sale lo stress degli animali a causa delle temperature torride e nelle stalle, in particolare, per le mucche è scattato l’allarme rosso con il massimo rischio mortalità durante il giorno che si estende a macchia di leopardo dalla pianura padana alla Calabria fino alla Sardegna. L’allarme è stato lanciato sulla base del sistema di allerta caldo del Crea che parla di massimo grado di emergenza produttiva in molte aree del Paese, con rischi elevati di mortalità sulla base del Thi (Temperature Humidity Index), l’indice bioclimatico che permette di valutare la temperatura ambientale percepita dagli animali, in relazione ai valori dell’umidità relativa dell’aria.

Proprio a causa di caldo e afa, la produzione di latte ha subito un notevole rallentamento, ma anche animali domestici come cani e gatti stanno soffrendo per l’eccesso di calore perché sudano poco. Tutto questo può essere molto pericoloso e portare, in condizioni estreme, anche alla morte. E’ molto importante fare in modo che stiano sempre al riparo dal sole e in luoghi ben areati. Se necessario, installare sistemi di ventilazione supplementari ma soprattutto garantire sempre dell’acqua e non lasciarli mai soli nelle macchine al chiuso.

Con le precipitazioni inferiori del 53% a giugno – dopo mesi molto siccitosi – manca anche il fieno necessario all’alimentazione degli animali. Prati e pascoli sono a secco e non riescono a garantire l’alimentazione di mucche e pecore stressate dal caldo. In molte aree è stato necessario acquistare mangime e foraggi all’esterno per integrare la produzione aziendale, si teme per il raccolto di mais e in alcuni casi è stato necessario mobilitare le autobotti per garantire l’acqua da bere per gli allevamenti. In difficoltà si registrano a macchia di leopardo lungo tutta la penisola, dagli alpeggi in Piemonte alla pianura padana fino alle aree colpite dal terremoto dove molti animali sono ancora “sfollati”.

Per le mucche il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. In soccorso nelle stalle sono già scattate le contromisure anti afa dove gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale è arrivato a bere con le alte temperature di questi giorni fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi. In funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per aiutare a sopportare meglio la calura. Al calo delle produzioni di latte si aggiunge dunque anche un aumento dei costi alla stalla per i maggiori consumi di acqua ed energia che gli allevatori devono sostenere per aiutare gli animali a resistere all’assedio del caldo.

Con il prolungarsi dell’assenza di pioggia l’allarme siccità si è ormai esteso ad oltre i 2/3 della superficie agricola nazionale interessando praticamente tutte le regioni, anche se con diversa intensità, con perdite ormai ben superiori al miliardo, dagli ortaggi alla frutta, dai cereali al pomodoro, ma anche i vigneti e gli uliveti e le attività di allevamento.