Autunno: crollano produzioni e raccolti -50% miele, -26% vino, -11% olio

sabato 11 novembre 2017 di Redazione Giovani Impresa

Funghi, un prodotto dell'autunno

Autunno nero quello del 2017, che vede praticamente dimezzata la produzione di miele negli alveari, una bottiglia di vino su quattro ed calo dell’11% della produzione di olio di oliva rispetto alla media dell’ultimo decennio. Crolla del 23% anche il raccolto di mele, mentre funghi e tartufi sono praticamente introvabili nei boschi per effetto del clima impazzito che ha colpito tutti i prodotti simbolo dell’autunno italiano. E’ quanto emerge dall’analisi di Coldiretti in occasione dell’11 novembre in occasione della Giornata del ringraziamento con la quale si chiude il bilancio dall’annata agraria, sconvolta da un clima anomalo che ha visto l’alternarsi di gelate primaverili a cui ha fatto seguito il caldo e la siccità per la mancanza di acqua e violenti temporali. Un autunno che fa registrate anche pensanti effetti sulla spesa degli italiani.

La riduzione dei raccolti nazionali non comporta solo danni economici per gli agricoltori ma anche un rischio per i consumatori esposti maggiormente a prodotti di importazione spacciati per italiani.

Coldiretti raccomanda attenzione alle etichette con l’origine dei prodotti, consiglia gli acquisti diretti dagli agricoltori soprattutto per prodotti facilmente conservabili in casa come olio, vino e miele e chiede alle istituzioni preposte di incrementare i controlli per prevenire eventuali frodi.

Un autunno scarso dunque per tante produzione, come le mele per le quali si stima un calo medio del 23% rispetto a quella della scorsa stagione con punte del 60% in Trentino; un calo, dichiara Coldiretti, praticamente per tutte le varietà dalle Red Delicious (-20%) alle Renetta del Canada (-80%) ed una produzione nazionale totale di 1,76 milioni di tonnellate sulla base dei dati Prognosfruit per effetto di gelate primaverili e siccità.

La produzione di miele Made in Italy – continua Coldiretti – è più che dimezzata rispetto alla media, per un totale attorno alle 10 milioni di chili, uno dei risultati peggiori da almeno 35 anni nei 1,2 milioni gli alveari sparsi nelle campagne italiane che impegnano 45.000 apicoltori tra hobbisti e professionali. Il crollo dei raccolti nazionali apre le porte alle importazioni di miele di minore qualità con gli arrivi dall’estero che hanno già raggiunto quasi 12000 tonnellate nei primi sette mesi del 2017, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat. Se il trend sarà confermato sugli scaffali due barattoli su tre saranno stranieri.

Il miele prodotto sul territorio nazionale è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta da Coldiretti. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta – continua Coldiretti – deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

Sui livelli minimi è stata quest’anno la produzione di olio di oliva stimata attorno ai 320 milioni di chili in calo dell’11% rispetto alla media produttiva dell’ultimo decennio. Con la carenza di olio nostrano aumentano i rischi di frode ed inganni in una situazione in cui – sottolinea Coldiretti – l’Italia si classifica come il maggior importatore mondiale per un quantitativo di 326 milioni di chili nei primi sette mesi del 2017 in aumento del 9% rispetto allo scorso anno. Sotto accusa è la mancanza di trasparenza nonostante sia obbligatorio, dal primo luglio 2009, indicare in etichetta l’origine della materia prima, (Regolamento comunitario n.182 del 6 marzo 2009). Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva. La scritta è riportata in caratteri molto piccoli, posti dietro la bottiglia e, in molti casi, in una posizione sull’etichetta che la rende difficilmente visibile tanto che i consumatori dovrebbero fare la spesa con la lente di ingrandimento per poter scegliere consapevolmente.

Anche la vendemmia 2017 si è classifica tra le più scarse del dopoguerra con un taglio della produzione del 26% rispetto allo scorso anno, che anche se l’Italia mantiene comunque il primato mondiale tra i produttori con circa 40 milioni di ettolitri di produzione Made in Italy

Per effetto del clima la stagione è stata avara anche per agli appassionati di porcini, finferli, trombette, chiodini e le altre numerose specialità che nascono negli oltre 10 milioni di ettari di bosco che – riferisce Coldiretti – coprono un terzo del territorio nazionale mentre i prezzi del tartufo hanno raggiunto il record di 600 euro all’etto al borsino del tartufo di Alba, punto di riferimento a livello nazionale. La novità di questo autunno è il fatto che funghi o tartufi venduti freschi devono riportare obbligatoriamente in etichetta o su appositi cartellini il luogo di raccolta o coltivazione, per evitare che prodotti stranieri vengano spacciati per italiani come purtroppo spesso è avvenuto fino ad ora, uno strumento per smascherare pericolose furbizie nel commercio di prodotti simbolo del Made in Italy.