Agricoltura italiana: in migliaia a Bari in difesa del Made in Italy

Agricoltura italiana: in migliaia a Bari in difesa del Made in Italy

mercoledì 23 marzo 2016 di Staff Giovani Impresa

In migliaia a Bari, in difesa dell'agricoltura italianaIn migliaia a Bari, in difesa dell'agricoltura italiana

Agricoltura italiana da difendere, perchè rischia di scomparire a causa di una crisi senza precedenti, che comprende i crolli dei prezzi al di sotto dei costi di produzione in settori chiave del Made in Italy – per questo motivo, sono già migliaia gli agricoltori giunti questa mattina a Bari.

Davanti al Teatro Team, in difesa della agricoltura italiana, stanno arrivando agricoltori con trattori e cartelli che chiedono Subito l’etichettatura di origine degli alimenti, ma anche denunciano Chi attacca il Made in Italy attacca l’Italia. E’ stata apparecchiata una enorme tavola con prodotti come formaggi, vino, olio, pomodoro e persino vongole, con l’obiettivo di svelare i trucchi e gli inganni che si presentano ai consumatori nel momento di fare la spesa. Tra i presenti alla mobilitazione, anche il Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo che nelle sue prime dichiarazioni, in riferimento ai fatti di terrorismo a Bruxelles, ha sostenuto che “il cordoglio per le vittime di un attentato atroce, ci impone una riflessione su un’Europa che non è in grado di realizzare una politica della sicurezza e della immigrazione in comune, ma che impone le dimensioni minime delle vongole, toglie il latte dai formaggi e apre alle importazioni low cost che mettono in ginocchio i nostri produttori di pomodoro, agrumi e olio”. Alla manifestazione di Coldiretti è confermata anche la presenza del Ministro dell’agricoltura Maurizio Martina dal quale si attendono importanti novità.

La mobilitazione, che vede protagonisti migliaia di agricoltori, che con i trattori sono scesi in strada a Bari in difesa della agricoltura italiana, denuncia anche l’omissione della data di scadenza dell’olio di oliva per favorire lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori. Di fatto si tratta di una norma che favorisce lo smaltimento di olio vecchio e fa invece venir meno un’importante misura di salvaguardia per il consumatore, poiché numerosi studi hanno dimostrato che con il tempo l’olio di oliva modifica le proprie caratteristiche.
Con l’invecchiamento l’olio comincia a perdere progressivamente tutte quelle qualità organolettiche che lo caratterizzano (polifenoli, antiossidanti, vitamine) e che sono alla base delle proprietà che lo rendono un alimento prezioso per la salute, in quanto rallentano i processi degenerativi dell’organismo. E’ quindi necessario mantenere il termine minimo di conservazione, prevedendo una possibilità di deroga solo qualora il produttore adotti ulteriori accorgimenti per la conservazione organolettica del prodotto, da riportare in etichetta. Sarebbe importante introdurre l’obbligo dell’indicazione in etichetta dell’annata della raccolta. Il disegno di legge europea 2015, invece, rischia di modificare in peggio l’etichettatura degli oli di oliva, abrogando le norme che prevedono che “l’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva deve essere stampata con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita”, con l’effetto di attenuare i livelli di tutela nella commercializzazione dell’olio di oliva.

“Si tratta di un danno per i consumatori ed i produttori in un Paese come l’Italia – che è il primo importatore mondiale di olio di oliva – che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici (magari ceduti all’estero) una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri” afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel denunciare che “il recente via libera finale all’accordo, che comprende anche la quota aggiuntiva per l’importazione senza dazi nella Unione Europea di 35.000 tonnellate in più l’anno di olio d’oliva tunisino è una scelta sbagliata che non aiuta i produttori tunisini, danneggia quelli italiani ed aumenta il rischio delle frodi a danno dei consumatori. A guadagnare sono solo le grandi multinazionali, che hanno già avuto dall’Unione Europea un regalo da 110 milioni di euro  grazie allo sconto di 1,24 euro a chilo, che è stato concesso con il nuovo contingente agevolato di 35 milioni di chili dalla Tunisia va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero, già previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi agevolati annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente pari a tutto l’import in Italia dal Paese africano”.

La qualità dell’olio extravergine d’oliva italiano – ha affermato Maria Letizia Gardoni, Presidente dei Giovani di Coldiretti – è legata anche al concetto di sicurezza alimentare. Simbolo della Dieta Mediterranea e della agricoltura italiana, è tra i prodotti più contraffatti: il consumatore finale non lo sa, perché nell’etichetta del prodotto – che dovrebbe essere una vera e propria carta d’identità – diverse nozioni vengono omesse, mentre sarebbe estremamente importante sapere cosa si porta in tavola”.

Di fronte al crescendo di inganni, il nostro consiglio è quello di guardare con più attenzione le etichette ed acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100% da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica. L’olio di oliva è uno dei simboli più importanti della agricoltura italiana: parliamo infatti di circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, con un fatturato del settore stimato in 2 miliardi di euro e con un impiego di manodopera per 50 milioni di giornate.