Alessandra Spina: un bosco incantato in Tuscania

Recupera dei terreni destinati all’abbandono per costruire il suo mondo: un oliveto secolare sotto la rupe di San Pietro di Tuscania, un frutteto dove troviamo anche gelsi e meli cotogni per la conservazione delle piante antiche del territorio del centro Italia, la lavanda da cui estrae olio essenziale, le More dell’Acquaforte che traggono il nome dalla zona termale nei pressi dell’azienda

Nel bosco incantato, Alessandra ha raccolto tutte le sue passioni. Cresciuta con i racconti dei genitori su ricette di famiglia e di aromi freschi, fatti di sveglie nel cuore della notte per cuocere il pomodoro e di vasetti di melanzane sott’olio centellinate per arrivare alla fine della stagione, dopo aver conseguito la laurea, decide di lasciare il percorso da archeologa per dedicarsi all’agricoltura. Così recupera dei terreni destinati all’abbandono per costruire il suo mondo: un oliveto secolare sotto la rupe di San Pietro di Tuscania, un frutteto dove troviamo anche gelsi e meli cotogni per la conservazione delle piante antiche del territorio del centro Italia, la lavanda da cui estrae olio essenziale, le More dell’Acquaforte che traggono il nome dalla zona termale nei pressi dell’azienda e di cui ha anche registrato il marchio.

Nella sua azienda sono presenti anche zafferano e finocchietto selvatico che vengono essiccati nel laboratorio e venduti nel punto vendita, un orto dove vendono coltivate spezie destinate a tisane o utilizzate per aggiungere un tocco personale alle marmellate e conserve da lei prodotte. Un luogo incantato quello di Alessandra che si trasforma in orto didattico o in zona delle merende (la copertina la fornice lei) dove mangiare dolci da lei preparati con cura come i Biscotti della sposa, simili agli amaretti, anticamente portati insieme alla partecipazioni, riproposti anche vegan e senza lattosio per tutte le esigenze.

Lei stessa si definisce “il cuore pulsante del Bosco incantato”. Amante del territorio e delle sue tradizioni Alessandra è cresciuta tra “pomeriggi caldi davanti al pentolone della marmellata che sobbolliva e inverni freddi in cui bastava svitare un tappo per sprigionare i profumi dell’estate, tra ricette della nonna fatte di “sale quanto basta” e “farina quanta se ne prende”. Per poi diventare grande e, dopo una vita da archeologa, sentire il richiamo della terra, del sangue e di quella tradizione che è ben radicata dentro di lei.