Startup e agricoltura: intervista a Mattia Corbetta – Ministero dello Sviluppo Economico

mercoledì 22 Gennaio 2014 di Staff Giovani Impresa

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Secondo i dati presentati da Infocamere, ad oggi, le startup innovative italiane sono circa 1.500. Distribuite prevalentemente nel nord Italia, gran parte di esse sono specializzate nella fornitura di servizi. Seguono le startup nei settori dell’industria e artigianato, commercio, turismo e, infine, agricoltura.
Mattia Corbetta, membro della Segreteria Tecnica del Ministero dello Sviluppo economico, racconta gli obiettivi e le politiche di sviluppo per il mercato nazionale delle startup, con uno sguardo al mondo delle imprese agricole.

 

Staff Giovani Impresa: Il fenomeno delle startup innovative segue ormai da qualche anno una crescita esponenziale. È possibile interpretarlo come una risposta alla crisi che ha investito l’economia e, di conseguenza, il settore occupazionale?

Mattia Corbetta: Credo che la crisi economica e occupazionale sia un elemento utile ma non sufficiente ad interpretare questo fenomeno. Utile perché la diminuzione dell’offerta di lavoro dipendente ha certamente spinto molte persone a valutare l’opzione dell’auto-imprenditorialità. Non sufficiente perché il fenomeno startup incarna altri mutamenti tipici della modernità: penso all’accresciuta importanza della dimensione internazionale nell’approccio al business, alla sempre più pronunciata prevalenza del capitale umano su quello fisico in azienda e all’indispensabilità di una forte dotazione tecnologica, informatica in particolare, a prescindere dal settore economico di riferimento.

Staff Giovani Impresa: Non sempre nuovo fa rima con innovativo. Quando possiamo dire di avere di fronte a noi una vera startup innovativa?

Mattia Corbetta: Intuitivamente, sappiamo riconoscere quando quella che abbiamo davanti è un’impresa di costituzione recente, che si prefigge di sviluppare, produrre e commercializzare un bene o un servizio nato come risultato della ricerca, o che incamera comunque nella propria attività un forte tasso di innovazione. Ma poiché le riforme necessitano di parametri di riferimento chiari e circoscritti, specie quando mirano a edificare una disciplina di vantaggio, ci siamo serviti di tre criteri identificativi per mettere in luce il carattere innovativo della startup: una percentuale di spese riconducibili ad attività di ricerca e sviluppo pari ad almeno il 15% dei costi totali sostenuti dall’impresa; un team altamente qualificato, composto per almeno due terzi da collaboratori in possesso di laurea magistrale; la titolarità di un brevetto, una privativa industriale o un software registrato. Questi criteri non devono essere soddisfatti in toto. La società di capitali costituita da meno di 4 anni che adempia anche solo ad uno di essi ha piena facoltà di autocertificarsi come startup innovativa.

Staff Giovani Impresa: Sempre più aziende agricole condotte da giovani decidono di vocarsi all’agricoltura multifunzionale, creando fattorie didattiche e fattorie sociali. Possiamo parlare in questo caso di startup innovative a vocazione sociale?

Mattia Corbetta: Assolutamente sì, perché conducendo attività educative coltivano, oltre a una logica economica, un interesse “sociale” che fa capo all’intera collettività. Si tratta di una definizione rilevante sul piano fiscale, in quanto alle persone fisiche e giuridiche che investono nel capitale di startup innovative a vocazione sociale sono riservate agevolazioni di vantaggio, che si traducono rispettivamente in detrazioni IRPEF del 25% e deduzioni sull’imponibile IRES del 27%. Indirettamente, questo trattamento di favore arreca un beneficio anche all’impresa oggetto dell’investimento, dal momento che essa diverrà più appetibile da un punto di vista finanziario. Per inciso, questa è solo una delle misure di vantaggio previste a favore delle startup innovative: questa tipologia di imprese può contare anche su massicce semplificazioni, una disciplina del lavoro particolarmente avanzata, un sostegno ad hoc nel processo di internazionalizzazione e molto altro.

Staff Giovani Impresa: Startup ed aziende tradizionali. Esiste già un piano del Ministero per favorire il raccordo e la creazione di legami fra le start up innovative e la piccola e media impresa tradizionale?

Mattia Corbetta: Il meccanismo di agevolazioni fiscali appena descritto – che, pur con aliquote inferiori (19% e 20%), si applica anche agli investimenti che hanno ad oggetto le startup non classificate come “a vocazione sociale” – mira proprio a favorire questo raccordo: potendo contare su una fiscalità di favore, le imprese tradizionali sono incoraggiate ad investire nelle startup, creando un legame diretto favorevole al trasferimento di innovazioni di prodotto e di processo. In questo modo, le startup innovative (che, da definizione legislativa, operano in tutti i settori economici, ivi inclusa l’agricoltura) diventano un veicolo capace di incrementare il livello di competitività dell’intero tessuto economico italiano.

Staff Giovani Impresa: Allo stato attuale le startup innovative in agricoltura sono solo 3. Considerando la crescita di interesse da parte dei giovani nei confronti del settore agro-alimentare, è possibile ipotizzare un incremento di sostegni e incentivi alla creazione di startup in questo settore?

Mattia Corbetta: Il dato è deludente, specie perché collide con due tendenze di segno opposto: da un lato la politica  a sostegno delle startup innovative sta facendo registrare risultati molto soddisfacenti. La sezione speciale del Registro delle Imprese ad esse dedicata conta ormai oltre 1.500 elementi, un dato stupefacente per un’iniziativa legislativa inedita e ancora recente. Dall’altro, com’è noto, negli ultimi anni il nostro Paese è teatro di un massiccio “ritorno all’agricoltura”. Le migliaia di imprese agricole di recente creazione testimoniano che questo settore sta tornando prepotentemente alla ribalta, rappresentando sempre più frequentemente una prospettiva concreta per i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro. A mio avviso la mancata intersezione tra le due dinamiche dipende solo ed esclusivamente da un problema di natura comunicativa. Certo come sono che le imprese agricole innovative siano numerose, auspico per i prossimi mesi una maggiore collaborazione tra il Ministero dello Sviluppo economico e le associazioni di categoria per sensibilizzare una platea quanto più vasta di potenziali contro-interessati su quel poderoso strumento che è la startup innovativa.