La Summer School e il Made in Italy secondo Domenico Cersosimo

venerdì 25 Luglio 2014 di Staff Giovani Impresa

Domenico Cersosimo, economista e politico italiano e professore straordinario di Economia applicata presso la facoltà di Scienze Politiche dell’ateneo calabrese, sarà tra i relatori della Summer School: ecco la sua idea di Made in Italy

Ritornano i luoghi. Il mondo è meno flat di come viene raccontato e le spinte alla standardizzazione insite dei processi di globalizzazione non annullano le differenze tra i territori. La storia, la geografia e la società locale contano molto per il benessere collettivo e per la qualità delle produzioni. I mercati, anche quelli dei prodotti globali, mostrano un irriducibile carattere embedded,  di intima immersione in trame di istituzioni complementari non di mercato (agenzie pubbliche, organizzazioni imprenditoriali, sindacati, associazioni comunitarie, banche, università e centri di ricerca, tradizioni e culture specifiche).

La Brianza non è l’Agro-Nocerino-Sarnese e le Langhe non sono identiche alle colline Senesi. I luoghi non sono piattamente equipotenziali, inanimati, vuoti di attori e di istituzioni. L’economia non è solo capitale e tecniche de-territorializzate. La produttività e l’innovatività, i lieviti del cambiamento, dipendono oltre che dal capitale e dal progresso tecnico da fattori socio-economici intangibili legati alle comunità locali, come ad esempio la fiducia intersoggettiva, i modi di pensare, il senso di appartenenza o la solidarietà, la conoscenza, i saperi taciti e la rete di regole informali stratificatesi nel corso del tempo. Le performance sono ampiamente influenzate dalla qualità del contesto. Le imprese non nascono e crescono in spazi iperurani, bensì si strutturano e sviluppano  in arene fortemente permeate da regole informali, non meno cogenti di quelle formali, specifiche di ogni luogo.

L’Italia è il paese con la più ricca e densa matrice luoghi-prodotti. Basta dire prosciutto e, con classico riflesso pavloviano, subito si associa un luogo, un territorio specifico. E così per scarponi, pomodorini, mele, coltelli, mozzarelle di bufala, scarpe, sciarpe, formaggio, occhiali, elettromedicali, arance, reggiseni, ulive, vino, robot, mobili, sci, aceto, calze, pietre, pasta…Prodotti in simbiosi con i territori, con le popolazioni locali, con tradizioni e savoir faire accumulati in certi luoghi e non in altri. Sono la varietà e l’ispessimento localizzato la chimica del made in Italy. Una chimica dinamica, che configura incessantemente nuove geometrie produttive territoriali, nuovo made in Italy. A mezz’aria l’Italia è complicatissima e varia: un susseguirsi di ambienti e contesti differenti, di insediamenti fisici e umani diversissimi, di paesaggi e microclimi assai difformi.

Un mosaico di varietà, di tessere grandi e piccole, a basso e alto valore aggiunto, al Nord e al Sud. Varietà che plasmano e informano caratteri umani, relazioni sociali, gusti e modi di pensare, scelte patrimoniali e scelte di vita, creatività e duttilità. Varietà che alimentano specializzazioni e orientamenti produttivi differenti tra un luogo-comunità e l’altro. Varietà che domandano politiche differenziate, rivolte ai singoli territori, indirizzate a riprodurre e rafforzare le risorse idiosincratiche pregiate di ogni territorio, a curare la coesione sociale, le competenze radicate e il capitale umano”.