Spaghetti, violate norme Made in Italy su quelli da Turchia

giovedì 25 Maggio 2017 di Staff Giovani Impresa

SpaghettiSpaghetti

Spaghetti, simbolo per eccellenza – insieme alla pizza – della nostra italianità, protagonisti di un maxi sequestro nel porto di Genova. La Corte di Cassazione, infatti, ha censurato l’utilizzo di segni distintivi impropriamente richiamanti il Made in Italy, su confezioni di spaghetti in realtà di origine estera. E’ quanto si afferma nel commentare il pronunciamento della Corte di Cassazione che ha confermato la violazione delle norme sul Made in Italy, il maxi sequestro nel porto di Genova di circa un milione di chili di spaghetti prodotti in Turchia per il pastificio campano L.Garofalo di Gragnano. Ad avviso della Cassazione, in maniera argomentata e logica, il Tribunale del riesame nel momento di congelare l’ingente carico ha ritenuto fallaci le indicazioni apposte sulla pasta, tali da ingannare il consumatore sulla provenienza della merce e da integrare l’ipotesi penale poiché la scritta Made in Turkey era poco visibile e facilmente cancellabile, al contrario il richiamo all’Italia e a Gragnano decisamente molto evidente .

La Suprema Corte, nella sentenza 25030, inaugura giustamente una linea molto severa in tema di tutela del Made in Italy che rappresenta un valore aggiunto del Paese da difendere e tutelare. La decisione della Cassazione condanna penalmente l’evocazione esplicita dell’italianità dei prodotti di provenienza o di origine estera e costituisce un precedente importante che riforma il precedente orientamento che escludeva la stessa contestazione riguardo al mero passaggio in dogana di pasta di provenienza turca diretta in Africa e accompagnata da fattura, dalla quale risultava venduta da una società francese con sede a Parigi a società con sede in Mali (cfr. Cass Sez III Penale, 21/07/2016, n.31485). Infatti, secondo la Cassazione, anche la mera custodia in area doganale, obbliga all’osservanza della legge 24 dicembre 2013, n. 350 che all’art. 4, comma 49, punisce l’importazione, l’esportazione o la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o origine.