Allevamento del terzo millennio: la Storia di Danilo

Da bambino, il mio Supereroe è sempre stato il mio Nonno. Lui non ha mai avuto paura di nulla, non si è mai fermato di fronte alle difficoltà, ha sempre cercato strade nuove, è un vero innovatore. Ancora oggi mi chiedo, come sarebbe stata la mia vita senza lui.

Quello della mia azienda è un allevamento del terzo millennio: Cascina San Desiderio, dove vivo, è una sorta di prototipo di multifunzionalità dell’impresa agricola. Su 20 ettari di superficie a Monastero Bormida, fra le alte colline della Langa astigiana, abbiamo:

  • 190 capi di razza Piemontese, più il toro Spartacus che garantisce continuità all’allevamento
  • 100 capi suini in stalla e allo stato brado nel bosco dietro casa
  • un salumificio per ottenere insaccati tipici piemontesi
  • un macello con il bollo Cee dove si lavorano 20 capi a settimana, anche di altri allevatori
  • un agriturismo
  • un maneggio con cavalli, asini e pony
  • una fattoria didattica
  • un impianto a biogas per lo smaltimento dei liquami e la produzione di energia
  • quattro casette rustiche bifamiliari con tutti i comfort per i soggiorni prolungati dei clienti
  • una grande Bottega di Campagna Amica con agripanetteria e agrimacelleria, quest’ultima collegata a quella sita nel centro storico del paese.

Danilo Merlo col nonno il papà e il cugino

Gran parte di tutto questo è stato il frutto della mente di mio nonno. Un giorno il Sindaco del mio paese mi ha detto: “Quando il nonno Franco viene da me in Comune, so già che dobbiamo fare qualcosa di nuovo. Esordisce sempre così: dobbiamo fare questa cosa e dobbiamo farla subito. All’inizio è stata dura spiegare a Franco come i tempi della pubblica amministrazione siano talvolta un po’ lunghi e tortuosi, ma poi il suo entusiasmo è servito a tutti per darsi da fare e realizzare insieme nuovi servizi per la collettività, come la macelleria in paese, oppure il macello realizzato con il contributo della Comunità Montana che viene utilizzato da molti allevatori”. Anche l’impianto a biogas, all’inizio visto un po’ con sospetto dagli altri agricoltori, oggi è utile a tutti per concimare i campi. Il segreto di mio nonno, in ogni caso, è l’unione della nostra famiglia, l’affiatamento con la nonna Maria Rosa, i miei genitori, gli zii, mia sorella e i miei cugini. Con noi della famiglia, collaborano altre otto persone, fra cui due argentini che si occupano di guidare le mandrie con i cavalli e di cucinare la carne nell’agriturismo.

Danilo Merlo alle prese con una porchetta

Ognuno in azienda, ha un suo compito specifico e questo permette a noi giovani di apportare continuamente innovazioni, sempre legate alle tradizioni, come mi ha insegnato il nonno. Come, ad esempio, il pane che facciamo nell’agripanetteria: utilizziamo metodi di una volta, falciamo il grano con la mietilega e lo lasciamo essiccare in covoni nella burla, solo a fine luglio lo trebbiamo con la vecchia Orsi, per poi macinarlo quotidianamente col mulino a pietra. Un principio, l’innovazione nella tradizione, che abbiamo sempre tenuto anche per l’alimentazione dei nostri animali: per i bovini e i suini utilizziamo esclusivamente mais, orzo, crusca e fave fioccate. Simbolo della nostra attività è il Bue Grasso. Come una volta, il bue viene mantenuto per almeno 5 anni, poi lo portiamo alle antiche fiere bovine e questo ci permette di valorizzare al meglio la grande razza bovina Piemontese. Questo è un tipo di allevamento del terzo millennio e presuppone una grande passione e una specializzazione acquisibile esclusivamente dal passaparola fra le generazioni.

Danilo_buegrasso

Grazie a tutti i saperi del mio nonno, è stata creata una grande azienda agricola multifunzionale che nonostante la sua ubicazione in zona svantaggiata, è in grado di fornire un reddito adeguato alla nostra numerosa famiglia e non solo. Per noi giovani, è una bella avventura ed anche la dimostrazione che l’agricoltura può essere vincente. A patto di seguire l’innovazione nella tradizione.