Agricoltura Organica e Rigenerativa: la Storia di Fosco

Devo ringraziare la nostra terra, la Vallesina, nelle Marche, dove ancora l'attività agricola è ritenuta un'attività di rispetto e dove le conoscenze popolari grazie alle grandi tradizioni sono molte ed importanti.

Sono Fosco Maria Rossi e insieme a mia sorella Lucia Garbini, abbiamo iniziato a lavorare in agricoltura quasi 5 anni fa quando abbiamo deciso di aprire la Società Agricola Coste del Sole. Devo ringraziare sicuramente nostra madre che ci ha sostenuto nei primi anni, ma anche alcune vicende contingenti che mi hanno spinto – con convinzione – a continuare in questo campo. Agli inizi dell’attività ero alla Facoltà di Giurisprudenza e, mentre iniziavo ad entrare nelle aule dei tribunali, vedevo che all’interno non sempre era premiata l’onestà ed il lavoro, ma più che altro la furbizia. Mi sono sempre più allontanato da quel mondo, ma ho completato ugualmente gli studi sviluppando tre anni fa una tesi sul Diritto Agrario e sulle varie opportunità che ci sono per uno sviluppo – spero sempre più onesto e rispettoso della natura – delle aziende agricole. E’ proprio grazie a queste mie conoscenze che in azienda riesco a districarmi tra tutte le (eccessive) burocrazie dei bandi PSR, della PAC, e delle certificazioni Bio. Devo ringraziare la nostra terra, la Vallesina, nelle Marche, dove ancora l’attività agricola è ritenuta un’attività di rispetto e dove le conoscenze popolari grazie alle grandi tradizioni sono molte ed importanti. Il lavoro, e la ricerca agricola che abbiamo svolto finora sono partiti dal suolo prima che dai prodotti, quindi ho cercato di carpire sempre più informazioni possibili dai contadini locali, svolto corsi di Agricoltura Organica e Rigenerativa, viaggiato e trovato professionisti che stanno contribuendo ad uno scambio di esperienze che spero porti sempre di più a valorizzare il suolo e le colture coltivate unicamente secondo metodi naturali. Abbiamo avuto quindi sempre più attenzione ad una corretta gestione delle acque, corrette rotazioni, consociazioni e colture di copertura per evitare il dilavamento dei nutrienti del terreno, sovesci, corrette fertilizzazioni tramite l’utilizzo di compost bilanciati e preparati fogliari, per i quali devo ringraziare Leonardo Mercanti, un amico oltreché biologo che negli ultimi due-tre anni mi sta sostenendo nelle varie sperimentazioni, più o meno soddisfacenti, senza le quali non si migliora mai.

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Si potrebbe parlare di tali metodi come di innovazioni, ma nella realtà dei fatti – nell’epoca precedente alla Rivoluzione Verde degli anni ’50 – nella classe agricola c’era molta più conoscenza di queste materie che oggi, poi passate sempre di più nella competenza dell’industria, in grado di vendere i prodotti più che insegnare i metodi adatti alle coltivazioni, mentre forse la corretta scelta sarebbe quella di osservare e capire, prima che comprare. A dimostrazione di questo concetto nelle varie ricerche storiche fatte nelle biblioteche marchigiane, mi sono imbattuto in un testo del 1820: “Sovescio e nuovo sistema di cultura fertilizzante senza dispendio di concio”, in cui si parla proprio di esperienze locali. Dall’osservazione delle nostre terre, e della qualità dei prodotti trasformati e sviluppati dai nostri artigiani, sono partito per incentrare la nostra attività agricola principalmente sui seminativi e sulla coltura dei cereali, farro, sia grano tenero che duro. Altre colture sulle quali abbiamo cercato di puntare in azienda sono l’erba medica, importantissima nelle rotazioni sia per mantenere il suolo vivo, sia per contrastare le infestanti, scelta molto importante in una gestione naturale, e che vuole essere sempre più indipendente, di un’azienda. Oltre all’erba medica abbiamo cercato sempre nuove leguminose adatte sia alla consociazione con cereali, sia al miglioramento del suolo e per questo stiamo alternando negli anni anche il trifoglio e il favino. Oltre a queste colture non posso non indicare le mie grandi passioni che sono quelle per l’olio e per il vino, prodotti eccelsi nei castelli di Jesi. Per queste competenze, devo ringraziare sicuramente mio nonno, ma anche un p0′ tutta la base sociale della Vallesina. In azienda abbiamo circa 200 olivi, ma stiamo facendo un nuovo impianto di 250 olivi, da valorizzare sia per oli monovarietali specifici, sia per blend.

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Durante i primi 3 anni di attività sono riuscito, a lavorare e ad ottenere contemporaneamente la laurea magistrale, senza mai abbandonare la pallanuoto, uno sport che mi ha formato e che continuo a praticare, anche se sto diminuendo l’impegno ed il tempo da dedicargli, giocando ora in serie minori rispetto a prima (dall’A2 alla B alla C), ma al quale devo tanto sia per la mia crescita che per i miei valori personali. Dopo questi primi anni ho deciso di concentrarmi in azienda, cercando di approfondire i metodi di coltivazione delle piante: un mondo da scoprire. Dalla selezione dei semi più adatti al territorio e loro riproduzione, parte la vita della pianta; così ho trovato – ancora una volta partendo dai libri di storia locali – le diverse varietà antiche di grano tenero che venivano meglio coltivate ad inizio ‘900 in Vallesina (Mentana-Funo-Frassineto), quando ancora i semi selezionati erano più adatti a metodi naturali di agricoltura, quindi più competitivi rispetto alle infestanti, ma anche dai valori nutrizionali migliori, perché meno omologati rispetto ad oggi, e non ancora studiati unicamente per le successive trasformazioni industriali. Dall’osservazione di ogni varietà seminata in parcella e dallo scambio con altri agricoltori marchigiani, siamo partiti per trasformare tutte queste varietà in farina semintegrale macinata a pietra, in modo da conservare intatte le proprietà nutrizionali ed organolettiche dei diversi grani. I passaggi per arrivare al prodotto finito, anche se sembrano semplici, sono molti e da curare uno ad uno, dalla trebbiatura alla pulizia allo stoccaggio, su questi ora stiamo investendo tanto e speriamo ben presto di organizzare un punto vendita aziendale, così da mostrare a tutti anche i lavori svolti in campo.

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