Agricoltura e orticoltura: da Osimo la Storia di Laura

Pian piano sono riuscita a trasformare il mio sogno in un vero e proprio lavoro, aprendo una piccola azienda agricola che mi sta dando grandi soddisfazioni

Agricoltura e orticoltura, due mondi di cui Laura non avrebbe mai pensato di far parte. “Ho 28 anni e fino a qualche anno fa non avrei mai immaginato di lavorare nel mondo dell’agricoltura. Ero una studentessa di Giurisprudenza fuori sede, con pochi esami alla laurea. Sono ritornata a vivere in Osimo quando mio padre si è gravemente ammalato e il mio primo incontro con l’agricoltura mi è stato “imposto” subito dopo la sua morte, quando io e mia madre ci siamo ritrovate a dover gestire l’orto di famiglia da lui gelosamente coltivato. In quel momento mi si è aperto un mondo che non conoscevo assolutamente (non sapevo nemmeno distinguere una pianta di zucche da una di cavolo). Come una “dilettante allo sbaraglio” ho iniziato a coltivare i miei primi ortaggi, aiutandomi con le nozioni lette su alcuni manuali, le conoscenze che mia madre aveva imparato osservando mio padre e soprattutto i consigli (non solo teorici, ma anche e soprattutto pratici) della mia vicina di casa.

bietole

Mentre imparavo il mestiere, ho capito che quel mondo – che fino a qualche tempo prima mi era del tutto indifferente – non solo non era niente male, ma senza rendermene conto mi aveva permesso di ricominciare a vivere. Da qui la decisione di chiudere il mio precedente percorso di vita, che non mi apparteneva più, lasciando la Facoltà di Giurisprudenza e iniziando a impegnarmi per trasformare questa mia nuova passione in un lavoro.

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Durante i miei primi approcci al mondo dell’orto, rovistando tra le cose di mio padre ho ritrovato alcune vecchie buste di sementi; alcune bustine in particolare mi hanno colpito perché di varietà di ortaggi che non avevo mai visto: la zucchina a trombetta e i pomodori gialli d’inverno (di cui mio padre ogni anno conservava i semi). Ho iniziato quindi a leggere e informarmi ed è stato così che ho scoperto che esiste una infinità di varietà di ortaggi dai colori e dalle forme più disparate, ormai però quasi dimenticati perché al di fuori degli standard della grande distribuzione.

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Da questi semi “stravaganti” è nata l’idea di “Cose dell’altro orto”, ovvero,  il sogno di recuperare e di coltivare nel piccolo appezzamento di famiglia, tutti quegli ortaggi antichi che non trovano più posto negli scaffali del supermercato. Negli ultimi due anni ho così coltivato un numero sempre più crescente di vecchie varietà ed ho imparato a salvarne da sola i semi. Accanto agli ortaggi antichi ho poi tentato la coltivazione di alcuni ortaggi di origine straniera, come il gombo.

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