“Il vino, la famiglia, la mia vita”, Nicola racconta la sua Storia

Ad un certo punto l’equilibrio precario si rompe e il legame con la terra, quello indissolubile, sanguigno, di chi è nato in una famiglia di agricoltori, ha scosso la mia testa e mi ha fatto tornare a casa

Ho 29 anni, una laurea specialistica in Economia delle pubbliche amministrazioni e istituzioni internazionali, un inglese fluente, ma soprattutto produco Barolo. Sono cresciuto a La Morra, nel cuneese, fra le colline che sono state di Pavese e Fenoglio. Poi le aspettative dei miei genitori, il successo che pare realizzarsi solo se si è lontani da casa e quindi la laurea a Milano e il lavoro presso un Investment Bank, prima a Manchester e poi a Londra.

Io, mio padre ed un socio, vicino di casa, nel 2007 diamo vita alla nostra azienda agricola, quella che oggi è la “Tre di Berri”. Coltiviamo 7 Ha di vite, 6 a Nebbiolo da Barolo, 1 a Barbera ed un piccolo vigneto di Sauvignon, la capacità produttiva della nostra cantina è di 50.000 bottiglie all’anno, ma l’approccio naturale (in conversione biologico dal 2011) e il metodo di vinificazione che abbiamo scelto, tradizionale e con l’ausilio di poca tecnologia, permette di produrre solamente 10.000 bottiglie. Produco le principali tipologie di vino della Langa: Barolo, Langhe Nebbiolo, Barbera d’Alba e Sauvignon Blanc in purezza. La nostra società vende poi il Barolo e i vini: negli USA, in Inghilterra, in Cina e Giappone, a Singapore, in Svezia e Norvegia, in Svizzera, in Polonia e in Germania, mercato che mi porta sempre più spesso fuori dall’Italia per cercare di promuovere al meglio il nostro prodotto.

Qualcosa da homo oeconomicus in me è comunque rimasto, la mia impostazione imprenditoriale è razionale, precisa, fatta di business plan periodici, che permettono a me e ai miei soci di programmare investimenti e valutare la redditività del nostro lavoro. Anche la comunicazione ed il marketing sono studiati con grande attenzione, le etichette per esempio sono state commissionate a Gallina, che è forse uno dei più importanti artisti del panorama piemontese attuale. La scelta di realizzare ad hoc delle acqueforti che, con la loro plasticità e il colore, rappresentino lo stile e il nostro modo di produrre il vino, è sicuramente un’acuta intuizione imprenditoriale.

“Così questo paese, dove sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. Adesso che il mondo l’ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto. (…) Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.                              

(La luna e i falò, Cesare Pavese,1950).