Agricoltura biologica: standard di produzione nelle aziende di allevamento (parte terza)

mercoledì 12 febbraio 2014 di Staff Giovani Impresa

Azienda di allevamento biologicoAzienda di allevamento biologico

Oltre a rispettare determinate procedure nelle pratiche di alimentazione dell’animale, l’azienda di allevamento biologico è tenuta ad osservare precise norme anche in materia di profilassi cure veterinarie. In particolare per queste ultime è obbligatorio utilizzare solo prodotti autorizzati dalle normative vigenti.

La profilassi in campo biologico, invece, prevede l’utilizzo di alimenti ad alta qualità, abbinato a un movimento regolare fisico degli animali e accesso ai pascoli. Inoltre molta attenzione va posta nella scelta delle razze o delle linee e ceppi appropriati, e nell’adeguata densità degli animali rispetto ai pascoli disponibili.

L’uso di antibiotici o di medicinali veterinari allopatici ottenuti per sintesi chimica è consentito sotto la responsabilità di un veterinario, solo quando i prodotti fitoterapici, omeopatici, oligoelementi e materie di origine minerale per mangimi non si siano rivelati verosimilmente efficaci.

L’utilizzo dei medicinali allopatici è invece vietato ai fini di trattamenti preventivi. La riproduzione e la crescita degli animali deve avvenire inoltre in maniera naturale e non è quindi consentito l’uso di sostanze o ormoni stimolanti in questo senso. Inoltre, mentre è possibile la pratica dell’inseminazione artificiale, sono vietate altre forme di fecondazione assistita.

Non è consentito poi alcun intervento mutilante che non abbia fini terapeutici. Fa tuttavia eccezione la castrazione, da effettuarsi prima del raggiungimento della maturità sessuale, che ha l’obiettivo di garantire la qualità dei prodotti e le pratiche tradizionali di produzione.

Infine, riguardo alla stabulazione fissa, la norma vieterebbe la pratica. Attualmente, però, è ancora consentita in edifici esistenti prima del 24 agosto 2000, purché il responsabile dell’azienda adegui le strutture ai parametri indicati dal Reg. CEE 2092/91 entro un periodo massimo di sei anni.