Oscar Green, da idee innovative nasce il new business green

giovedì 17 novembre 2016 di Redazione Giovani Impresa

Oscar Green 2016, gli stand dei giovani imprenditoriOscar Green 2016, gli stand dei giovani imprenditori

Oscar Green, non solo un concorso, ma anche una profondo bacino contenente tantissime idee innovative. Abbiamo chi ha inventato il primo caviale vegano, ricavandolo da un prezioso frutto il finger lime che contiene piccole perle trasparenti dal sapore forte, aspro e piccante che ricordano il limone fino a chi trasforma uno scarto aziendale in biocosmetica antispreco a base di prodotti dell’orto. C’è anche chi ha creato dal nulla il primo tessuto fresco, nuovo e sostenibile realizzato dalle arance. Queste sono solo alcune delle innovazioni green che dimostrano lo spirito imprenditoriale dei giovani agricoltori che sfidano la crisi, presentate al concorso Oscar Green 2016, il premio per la creatività d’impresa dei Giovani della Coldiretti. Si va dalla capacità di coniugare la storia all’innovazione valorizzando le proprietà della mela annurca, raffigurata addirittura nei dipinti rinvenuti negli scavi di Ercolano in un biopasticca anticolesterolo, alla realizzazione di un vero e proprio orto canterino rasserenante, i cui suoni cambiano insieme al clima esterno e a quello interno dell’animo umano. Una testimonianza concreta del profondo processo di rinnovamento in atto nelle campagne, che ha allargato i confini dell’attività agricola come dimostrano le rivoluzionarie novità che sono approdate alla finale del concorso.

Tra le tante novità  di Oscar Green 2016 c’è dunque la nuova esperienza imprenditoriale di Andrea Passanisi che nella sua splendida Sicilia, ha inventato il primo caviale vegano interamente ricavato da un frutto simile al cetriolo e che sta già spopolando tra chi ama il gusto fresco, esotico e forte e sperimenta nuovi abbinamenti da proporre nei migliori ristoranti del Bel Paese. All’origine della brillante idea di Roberto ed Elvira di produrre biocosmetici antispreco in Toscana invece c’è un progetto che è stato realizzato insieme all’Università di Caserta, alla quale quasi per gioco sono stati consegnati gli scarti del loro orto. Gli studiosi, seguendo le tabelle ufficiali della farmacopea, ne hanno ricavato preziose creme per il corpo, maschere per il viso e saponi, tutti prodotti non citotossici e rigorosamente biologici. Creare un tessuto, fresco, nuovo e bizzarro ma anche sostenibile realizzato dagli scarti di arance invece è la brillante idea da Oscar di Adriana Santonocito. Tutto nasce dalla sua tesi di laurea che pian piano diventa un progetto di ricerca e quindi una start up e che oggi è un business e una scommessa di futuro. Il progetto è sviluppato insieme al Politecnico di Milano che realizza il brevetto che permette di produrre l’Orange fiber, cellulosa estratta dagli scarti di arance in grado di diventare un vero e proprio tessuto agli agrumi. Tra i giovani finalisti di Oscar Green c’è anche l’idea di un gruppo di giovanissimi agricoltori, tutti under 30, che hanno recuperato degli antichi gelseti per dedicarsi alla produzione in chiave moderna del prezioso filato, la seta che viene poi tinta con prodotti naturali dal papavero alla ginestra fino alla cipolla di tropea.
Sull’ambiente e sulle emozioni che esso trasmette invece ha scommesso un architetto, Francesco Lipari che si è messo a lavoro insieme al Comune di Siracusa e a Campagna Amica, per dar vita ad un orto giardino interattivo, un paesaggio sonoro che cambia insieme al clima esterno e a quello interno dell’animo umano. Il battito cardiaco della persona che si avvicina alle realizzazioni naturali di quest’orto canterino, è in grado di influenzarne la melodia, insomma è proprio il caso di dire che l’armonia la sceglie la natura. Ma stupisce anche l’innovativa produzione di birra biodinamica al radicchio di Treviso, una birra stagionale, che viene prodotta una volta l’anno, seguendo non solo tutto il percorso del radicchio rosso di Treviso – che ha un protocollo molto rigoroso – ma anche un vero e proprio disciplinare biodinamico che comporta una serie di operazioni, compiute a partire dal campo e fino alla trasformazione, seguendo il calendario astronomico.  Felice è anche la scoperta dell’Università di Napoli che ha reso protagonista la mela annurca campana Igp, in campo medico grazie al Consorzio. Trasformata infatti in capsule, di cui ognuna contiene il valore di 3 mele, la mela annurca ha un risultato simile alle statine, riduce il colesterolo cattivo e aumenta quello buono, insomma è proprio il caso di dire che una mela al giorno leva il medico di torno. Dei veri e propri gioielli sono stati creati – riferisce la Coldiretti – da un imprenditore friulano che sposando in pieno l’idea del connubio cibo e cultura ha sapientemente unito e due eccellenze italiane vino e arte dando vita ad una preziosa collezione di bottiglie dipinte da vari artisti che sono state addirittura consegnate a personalità internazionali, non da ultimo Papa Francesco, il Principe di Monaco.

E ancora ad Oscar Green la seta Made in Italy dal baco all’atelier per abiti green esclusivi ed anallergici ideata in Calabria da Domenico Vivino, l’olio di nocciola elisir di lunga vita grazie agli esclusivi grassi polinsaturi Omega 3 e Omega 6 prodotto in  Veneto da Simone Serafin, il vino dai grappoli ghiacciati della marchigiana Marika Socci, la stalla hi tech di Elena Lazzarini in Lombardia, le bambole e le bomboniere contadine realizzate in Puglia da Rosa e Paola Tortorelli, il recupero e la valorizzazione di un antico ungento come l’oleolito di Iperico realizzate dalla Cooperativa sociale agricola Terre Altre in Trentino. Ma ci sono anche – conclude la Coldiretti – la clementina snack di Francesco Rizzo in Calabria, il primo kit dell’agripasticcere creato da Mariangela Stoppini in Umbria, il ketchup nostrano di Bernardino Nardelli – che dalla Puglia ha conquistato l’America, la prima radio contadina che trasmette dalla cima di un albero della Azienda agricola Pollinaria che in Abruzzo sono artefici di una rigenerazione rurale e l’ospedale dove si mangia a km0 di Francesco Corrado a Salerno.