Mozzarella DOP adulterata: un danno per 1500 produttori campani

martedì 13 maggio 2014 di Staff Giovani Impresa

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Pasta, pane, prodotti ortofrutticoli assolutamente genuini, ma la famosa dieta mediterranea che tutto il mondo invidia al nostro Bel Paese, trova i suoi punti di forza anche in prodotti come la mozzarella di bufala campana, assoluta primizia per chi ama i formaggi e uno dei fiori all’occhiello della produzione Made in Italy.

Recentemente però fatti di cronaca hanno messo in evidenza una realtà sconcertante: quella che da sempre veniva considerata mozzarella di bufala  campana Dop, era in realtà prodotta in parte con latte importato dall’estero, mescolato poi a quello del territorio di produzione. In seguito a quanto appena riportato, la Coldiretti ha stimato che sono stati danneggiati gravemente ben 1500 allevamenti, impegnati nella produzione di latte che serviva proprio per la mozzarella di bufala dop. Inevitabilmente è stata danneggiata anche l’immagine di un prodotto che solo all’estero, a livello di export, ha fatturato circa 71miln di euro, mentre per l’Italia parliamo di circa 435mln.

Coldiretti ha reso note queste comunicazioni, mostrando anche un grande apprezzamento nei confronti dei Carabinieri di Caserta, che coordinati dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, hanno portato alla notifica di ben13 misure cautelari ad aziende produttrici di mozzarella di bufala e loro imprenditori; ai veterinari e anche a tecnici di laboratorio. In sintesi si è trattato di un grave episodio di adulterazione, ovvero una variazione assolutamente fraudolenta della composizione di un prodotto alimentare, in questo caso il latte per la produzione della mozzarella di bufala.

Coldiretti ha segnalato la grave responsabilità per non aver ancora provveduto alla realizzazione della misura di separazione della filiera di produzione della mozzarella registrata come denominazione di origine prevista a partire da una disposizione del 2008 e via via oggetto di rinvio. Finchè  questa separazione non sarà adottata,  resteranno molto complesse – sempre secondo Coldiretti – tutte le forme di controllo rispetto all’impiego di cagliate di diversa provenienza.