Voucher, solo 1% in agricoltura dove vanno mantenuti

giovedì 2 marzo 2017 di Redazione Giovani Impresa

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Appena l’1,09% del totale dei voucher viene impiegato in agricoltura dove sono nati soprattutto per favorire l’emersione del lavoro sommerso, tipico in quei settori caratterizzati da stagionalità e tempestività del lavoro. Di fatto, nelle campagne i beneficiari possono essere soltanto pensionati e giovani studenti impiegati esclusivamente in attività stagionali.

Sono dunque le peculiarità del lavoro in agricoltura, secondo Coldiretti, a rendere necessario il mantenimento dell’impiego dei voucher, grazie anche alla promozione di un’azione di semplificazione del sistema tale da renderli maggiormente fruibili. I voucher – sottolinea Coldiretti – sono stati introdotti inizialmente sperimentalmente per la vendemmia nel 2008 hanno ora perso radicalmente la sua connotazione agricola a seguito della progressiva estensione degli ambiti oggettivi e soggettivi di utilizzo del lavoro accessorio.

I voucher, ha dichiarato Maria Letizia Gardoni delegata nazionale Coldiretti Giovani Impresa, hanno una doppia valenza. Da un lato permettono l’emersione del lavoro tutelando sia datore che dipendete e dall’altro, avendo come bacino d’impiego i giovani, promuovono l’avvicinamento di molti al mondo agricolo”.

Del totale venduti – precisa Coldiretti – il 14,9% sono stati impiegati nel turismo, il 14% nel commercio, l’11,4% nei servizi, il 4,2% nel giardinaggio e pulizia, il 4,1% manifestazioni sportive e culturali mentre la maggioranza del 47,1% in altre attività sulla base dei dati dell’Osservatorio sul lavoro accessorio dell’INPS relativi ai primi sei mesi del 2016.

L’agricoltura – conclude Coldiretti – è il settore che fa segnare il maggior aumento delle ore lavorate con un incremento record del 3,9% annuale, più del doppio di quello fatto registrare nei servizi (+1,6%) e il 50% in più di quello dell’industria (+2,6%), sulla base dei dati Istat relativi al mercato del lavoro nel terzo trimestre del 2016 che conferma il trend positivo del settore primario che già nel secondo trimestre aveva fatto segnare un balzo del 5% mentre nel primo era stato addirittura del 5,8% in termini tendenziali.