Vinitaly: tra storia e innovazione, il vino poliglotta e altre novità

venerdì 27 marzo 2015 di Staff Giovani Impresa

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Dal più antico vino del mondo a quello dell’Odissea, dal vino dei Celti ai Borboni, ma la guest star è il vino poliglotta, scelto come simbolo dell’Expo per far conoscere da tutti i visitatori i primati del patrimonio vitivinicolo Made in Italy, che parla 42 lingue del mondo. È questa una delle novità che sono state presentate al Vinitaly 2015 presso lo stand della Coldiretti.
La riscoperta della storia è la principale leva di innovazione su cui puntano quest’anno i produttori italiani per catturare i consumatori italiani e stranieri, ma non mancano esempi creativi che guardano al futuro, come il vino dietetico o appunto quello con etichetta in 42 lingue, dedicato espressamente all’appuntamento dell’Expo.
In Georgia 13 mila anni fa è sopravvissuta la vitis vinifera, la madre di tutti i vitigni moderni, ed è qui che è nata migliaia di anni fa l’arte di fare il vino, conservato in grandi anfore di terracotta messe sottoterra. Da questo presupposto l’azienda Tremonti di Imola ha preso le mosse, per iniziare la prima produzione di vino in anfore di terracotta. I titolari dell’azienda, Sergio, Vittorio e David Navacchia, hanno chiamato gli esperti georgiani a far da maestri e utilizzando una delle loro grandi anfore da 400 litri per la vinificazione. Oggi raccolgono il frutto del loro lavoro, con le prime 600 bottiglie di un vino che hanno chiamato Vitalba. Si tratta di Albana ottenuto con 120 giorni di macerazione con le bucce in anfora, solo con lieviti indigeni dello stesso vino e senza solfiti.

Dalla preistoria del vino alla leggenda. Viene direttamente dall’Odissea l’idea di Martina Buccolini, giovane produttrice dell’azienda agricola SiGi di Macerata, di produrre un vino di giuggiole, sulla scorta di quello assaggiato da Ulisse nell’isola dei Lotofagi. Narra Omero che alcuni uomini dell’equipaggio, una volta sbarcati, si lasciarono tentare dal frutto del loto che fece loro dimenticare mogli, famiglie e la nostalgia di casa. In realtà pare che il loto di cui parla Omero sia proprio lo Zizyphus lotus, un giuggiolo selvatico, e che l’incantesimo dei Lotofagi non fosse provocato da narcotici, ma soltanto dalla bevanda alcolica che si può preparare coi frutti del giuggiolo. Viene invece prodotto in provincia di Pavia dall’azienda Molino Miradolo di Fulvio Pescarolo, un vino realizzato con la tecnica dell’Arbustum gallicum, sviluppata dalle popolazioni celtiche più di 2.500 anni fa. L’uva è torchiata a legna e vinificata secondo le descrizioni degli storici dell’epoca e successivamente travasata all’interno di speciali vasi in ceramica, che vengono collocati all’interno di una scatola di legno d’olmo riempita di paglia. Risale attorno all’anno 1150 un vino sardo realizzato dai cavalieri Templari, il Malvasia di Bosa, storicamente riconosciuto e collegato con la presenza dell’Ordine in Planargia. Questo spumante dolce viene prodotto oggi dall’azienda Silattari di Giovanni Porcu e Nicola Garippa, in provincia di Oristano dove il vento, il mare, il sole e l’antico suolo calcareo si combinano fra loro in vincoli irripetibili, consentendo a questo particolare vino di raggiungere l’eccellenza. Infine, si torna a tempi più recenti con il vino Vite Maritata, prodotto dall’azienda agricola I Borboni nell’Agro Aversano e Giuglianese (Caserta), che ha recuperato il vitigno dell’asprinio, altrimenti condannato all’estinzione, giungendo all’approvazione della pratica di riconoscimento prima della IGT e, nel 1993, della Doc Asprinio. Il vino dei Borboni matura in grotte scavate a 13mt di profondità, uniche per i loro ambienti particolarmente adatti alla conservazione, in grado di assicurare fresco, giusta umidita, luce e temperatura costante nell’arco dell’anno.

Nello stand della Coldiretti al Vinitaly sono stati esposti anche altri vini particolari e caratteristici. Dalla linea di spumanti denominati Essenza zero (zero calorie), realizzati dall’azienda Ricchi di Monzambano (Mantova) nel totale rispetto del metodo classico, senza zuccheri aggiunti, al vino Valtellina superiore dell’azienda agricola Alberto Marsetti di Sondrio, il cui affinamento decennale si realizza ai 2700 metri sul livello del mare, dove la condizione climatica è ottimale per la pace e i silenzi dell’alta quota. Specifico risalto all’etichetta, infine, viene dato da 3 vini speciali: l’abruzzese Testarossa dell’azienda Pasetti, con l’etichetta in cuoio pregiato, il marchigiano Rosso Conero Doc prodotto dall’azienda Podere Giustini di Ancona, che nelle etichette riproduce le centinaia di lettere di una tragica storia d’amore familiare nata durante la seconda guerra mondiale, e il lombardo Igt Collina del Milanese dell’azienda agricola Nettare dei Santi di Gianenrico Riccardi, che presenta una etichetta globale per far conoscere a tutto il mondo l’unico vino della città dell’Expo – un’etichetta unicam con raffigurato il Duomo in bella vista e la descrizione del prodotto in 42 lingue del mondo, dallo swahili al persiano, dal tigrino al russo, fino al giapponese e all’arabo.