Vinitaly: 1 miliardo il valore di mercato del falso vino Made in Italy

lunedì 23 marzo 2015 di Staff Giovani Impresa

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Presso lo stand della Coldiretti allestito al Vinitaly, al Centro Servizi Arena nel corridoio tra i padiglioni 6 e 7, è possibile vedere L’angolo della vergogna, una galleria in cui sono mostrati alcuni casi di contraffazione del vino Made in Italy che vuole sensibilizzare le istituzioni in vista dell’Expo. La falsificazione dei prodotti Made in Italy e le difficoltà legate alla burocrazia sono due dei principali ostacoli per chi investe nel settore vitivinicolo, che anche i giovani di Coldiretti sono impegnati a contrastare.
Il Bardolino bianco prodotto e tinto in Argentina, con tanto di bandiera tricolore, il Meer-secco, il Barbera bianco prodotto in Romania, il Chianti fatto in California, il Kressecco tedesco, il Marsala sudamericano e quello statunitense – sono solo alcuni esempi di contraffazione e imitazione dei nostri vini e liquori più prestigiosi, che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre 1 miliardo di euro sui mercati mondiali alle produzioni Made in Italy.
Sulla spinta delle tensioni politiche e commerciali, che sono culminate con l’embargo da parte della Russia per una lunga lista di prodotti italiani, è anche arrivato il Prosecco Made in Crimea. Ad essere colpiti sono i settori più dinamici dell’agroalimentare Made in Italy, come gli spumanti, che nonostante l’effetto dell’embargo hanno chiuso il 2014 con un balzo del 20% nelle bottiglie spedite all’estero, sorpassando lo champagne e conquistando le tavole nel mondo con un record storico (dati Istat relativi al 2014).

La stagnazione dei consumi interni, insieme alla crescita dei mercati esteri, rende più urgente l’intervento delle istituzioni per tutelare le esportazioni di vino Made in Italy. Oltre al danno economico causato dai numerosi tentativi di imitazione delle produzioni nazionali, a preoccupare è soprattutto il danno di immagine che provocano tra i consumatori emergenti, dove non si è ancora affermata la cultura del vino.
Il fenomeno del falso vino Made in Italy trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete, dove è possibile acquistare online pseudo-vino ottenuto da polveri miracolose contenute nei cosiddetti wine kit, anch’essi esposti nello stand di Coldiretti. Questi kit promettono di ottenere in pochi giorni le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewürztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco e Montepulciano. Il vino in polvere può essere facilmente acquistato non solo tramite web, ma anche direttamente nei negozi di alcuni Paesi dell’Unione Europea, dalla Gran Bretagna alla Svezia, dove è stato addirittura scoperto uno stabilimento di produzione. Si trova invece fuori dall’Unione Europea, per la precisione in Canada, uno dei più grandi produttori di wine kit che, con i marchi California Connoisseur, KenRidge, Cellar Craft, European Select, vende kit di Verdicchio, Chianti, Barolo, Amarone, Valpolicella – ai quali si è limitato ad aggiungere semplicemente l’aggettivo style. La società che produce wine kit fa capo al secondo produttore canadese di vino, Andrew Peller Limited, che in passato ha anche esposto i propri vini al Vinitaly.

È molto preoccupante notare come la falsificazione continui a prosperare in un Paese come il Canada, con cui la Commissione Europea ha recentemente raggiunto un accordo politico sugli elementi chiave dell’Accordo economico commerciale globale (noto anche con l’acronimo in inglese CETA) per dirimere le controversie in corso sulla tutela delle denominazioni, dai salumi ai formaggi.
Il problema non è legato solo all’utilizzo delle pregiate denominazioni del Belpaese, poiché in base alla normativa europea del vino non è possibile aggiungere acqua nel vino o nei mosti. Proprio per questo motivo, il commercio dei wine kit su tutto il territorio europeo è irregolare e andrebbe vietato.
Un problema altrettanto grave è la progressiva diffusione di bottiglie cosiddette Mafia sounding, che si fondano su scandalose operazioni di business che fanno leva su episodi, personaggi e forme di criminalità organizzata con l’intento di associare il richiamo a forme di criminalità organizzata all’idea di italianità . Il fenomeno Mafia sounding non fa altro che danneggiare l’immagine dell’Italia nel mondo, come nel caso del Fernet Mafiosi, con tanto di gangster e pistola disegnati, venduto proprio in uno degli Stati europei dove la presenza degli italiani è maggiore, la Germania.