Uova contaminate: arriva la certificazione Fipronil Free

lunedì 28 agosto 2017 di Staff Giovani Impresa

Uova pronte per la grande distribuzioneUova pronte per la grande distribuzione

Considerata la situazione attuale dovuta all’emergenza Fipronil, con l’obiettivo di assicurare al consumatore un prodotto sano e salubre e di tutelare i produttori di uova da consumo che intendono garantire le proprie produzioni nei confronti di comportamenti illegali è stato avviato un controllo a tappeto su tutti i singoli capannoni di galline ovaiole allo scopo di certificare, attraverso laboratori accreditati, l’assenza di contaminazioni dall’insetticida Fipronil (Fluocianobenpirazolo). Lo si rende noto sulla base del protocollo operativo attivato da ASSOAVI l’associazione che rappresenta l’intera filiera dell’uovo in Italia. Si tratta di fatto di una certificazione Fipronil free realizzata con l’avvio immediato del campionamento, a supporto dell’attività degli organismi pubblici, che consisterà nel prelievo di un numero significativo di uova, secondo le metodiche utilizzate dai laboratori e dal numero di capi presenti in azienda per ogni capannone di produzione. Cessato il periodo di emergenza il campionamento e controllo in questione verrà inserito nei piani di autocontrollo aziendali già operativi ogni 15 settimane come da normativa vigente. Un’azione di grande responsabilità dei produttori nazionali in attesa che si faccia chiarezza sulle reali fonti di contaminazione e nonostante le importanti rassicurazioni delle autorità sanitarie. Gli ottimi risultati dell’attività di contrasto messa in atto dai Carabinieri dei Nas dimostra che in Italia il sistema dei controlli funziona, ma va sostenuto da un forte impegno sul piano della trasparenza dell’informazione estendendo l’obbligo di indicare l’origine a tutti i prodotti alimentari a partire dagli ovoprodotti ed i derivati, togliendo il segreto soprattutto sulla destinazione finale delle importazioni.

Gli italiani consumano in media circa 215 uova a testa all’anno, di cui 140 tal quali mentre le restanti (circa 1/3) sotto forma di pasta, dolci ed altre preparazioni alimentari. Sulle uova in guscio l’indicazione di origine è presente ma è necessario migliorarne la visibilità e la leggibilità non limitandosi ai codici, mentre bisogna togliere dall’”anonimato” gli ovoprodotti ed i derivati e rendere finalmente pubblici i flussi commerciali di tutte le materie prime provenienti dall’estero. Una mancanza di trasparenza che alimenta l’incertezza e le frodi ed inganni anche attraverso le triangolazioni commerciali. Per combattere gli allarmismi e dare garanzia ai consumatori e ai produttori l’esperienza delle emergenze degli ultimi anni ha dimostrato l’importanza della trasparenza delle informazioni con l’introduzione dell’obbligo di indicare in indicare in etichetta l’origine dei prodotti che va esteso a tutti gli alimenti, ma va anche tolto il segreto sui flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero per consentire interventi mirati.

Per quanto riguarda le uova in guscio la produzione nazionale è 12,9 miliardi di pezzi con l’Italia che sarebbe praticamente autosufficiente per il consumo di uova. La raccolta delle uova Made in Italy è assicurata da un patrimonio di oltre 41,6 milioni di galline accasate per la maggior parte in 1.600 allevamenti a gestione professionale. Più della metà di questa produzione è concentrata nel Nord Italia con la Lombardia che guida le statistiche (27%), seguita da Veneto (22%) ed Emilia Romagna (21%) mentre al Sud è la Sicilia a rappresentare il polo di riferimento con il 5.3% della produzione nazionale. Le importazioni di uova in guscio nel 2016 sono state pari a 1,02 miliardi mentre le esportazioni di 0,86 miliardi di uova con l’utilizzazione interna che è di poco superiore ai 13 miliardi.

UOVA IN GUSCIO IN ITALIA NEL 2016
Produzione                                                   12,9 miliardi
Importazioni                                                1,02 miliardi
Esportazioni                                                 0,86 miliardi
Utilizzazione interna                                  13,05 miliardi
Consumo apparente per persona             215 uova

Fonte Elaborazioni Coldiretti