Trattato Ceta: consorzi tutela Dop e Igp in rivolta contro l’accordo

giovedì 13 luglio 2017 di Staff Giovani Impresa

Agricoltori durante la mobilitazione contro il trattato CetaAgricoltori durante la mobilitazione contro il trattato Ceta

Dall’extravergine Toscano alla  Nocciola del Piemonte, dal Salame di Varzi, al Salame d’Oca di Mortara, dal Pecorino Crotonese, al formaggio Castelmagno, dal Basilico genovese, al Radicchio di Treviso, dal Pomodoro San Marzano, dell’Agro Sarnese-Nocerino, al pane di Altamura e molti altri è scoppiata la rivolta della stragrande maggioranza dei Consorzi di tutela delle denominazioni di origine italiane da tutte le Regioni, nei confronti del trattato Ceta, accordo di libero scambio con il Canada che lascia senza alcuna tutela dalle imitazioni ben 250 delle 291 denominazioni dei prodotti agroalimentari Made in Italy riconosciute dall’Unione Europea (Dop/Igp). Lo si rende noto nel sottolineare che con l’approfondimento e la conoscenza dei contenuti, sta crescendo rapidamente l’opposizione al trattato Europeo di libero scambio con il Canada, che ora l’Italia è chiamata a ratificare. Si stanno moltiplicando le sollecitazioni da parte dei Consorzi di Tutela delle produzioni italiane più tipiche nei confronti dei parlamentari, per salvaguardare denominazioni storiche frutto del lavoro di intere generazioni.

Ad esprimere contrarietà sono tra l’altro i Consorzi di Tutela di:

  • Insalata di Lusia
  • Marrone del Mugello
  • Casatella Trevigiana
  • Asparago di Badoere e di Cimadolmo
  • Marrone del Combai
  • Marrone del Monfenera
  • Castagna Cuneo
  • Ricotta romana
  • Consorzio abbacchio romano
  • Melannurca Campana
  • Limone d’Amalfi
  • Provolone del Monaco
  • Extravergine Aprutino Pescarese
  • Arancia di Ribera
  • Fungo di Borgotaro
  • Fagiolo di Cuneo
  • Prosciutto Veneto Berico Euganeo
  • Vini Doc dei Colli Euganei
  • Vini Corti Benedettine
  • Fagiolo di Lamon
  • Formaggio Piave
  • Miele Dolomiti Bellunesi

e molti altri che rappresentano l’eccellenza alimentare italiana nel mondo.

Da chi è quotidianamente impegnato a difendere il valore del proprio territorio vengono dunque smascherate le bugie interessate sui contenuti di un accordo che concede la possibilità di chiamare con lo stesso nome produzioni del tutto diverse legalizzando di fatto la pirateria agroalimentare, il peggior nemico del Made in Italy all’estero. Per la prima volta nella storia dell’Unione peraltro si accorda a livello internazionale un esplicito e formale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici (dall’Asiago al Gorgonzola, dalla Fontina ai prosciutti di Parma e San Daniele fino al Parmigiano nella sua traduzione di Parmesan). Un gravissimo precedente per i futuri accordi commerciali con altri Paesi come dimostra quello appena siglato con il Giappone che accorda protezione solo al 6% delle denominazioni europee mentre le altre sono destinate ad una ingannevole e dannosa volgarizzazione con prodotti aventi caratteristiche profondamente diverse, che saranno chiamati con lo stesso nome. Si conferma dunque che l’accordo con il Canada è il cavallo di Troia delle politiche commerciali dell’Unione per portare alla volgarizzazione delle produzioni agroalimentari nazionali custodite da generazioni di agricoltori”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “la presunzione di chiamare con lo stesso nome alimenti del tutto diversi è inaccettabile, perché si tratta di una concorrenza sleale che danneggia i produttori e inganna i consumatori sui mercati internazionali dove invece l’Italia e l’Unione Europea hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo”.

Per questo è stata annunciata una mobilitazione “permanente” per fare pressing, anche con email bombing e tweetstorm sui parlamentari che dovranno votare sulla ratifica del trattato Ceta dal 25 al 27 luglio al Senato per poi passare alla Camera. A sostegno dell’iniziativa un ampio gruppo di altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che hanno manifestato a piazza Montecitorio insieme a ex Ministri delle Politiche Agricole, parlamentari di ogni schieramento, presidenti e assessori regionali, sindaci ed esponenti della società civile.