Terremoto, in 5 mesi crollata del 30% la produzione di latte

mercoledì 25 gennaio 2017 di Staff Giovani Impresa

Mucche sotto la neve per le stalle crollate a causa del terremotoMucche sotto la neve per le stalle crollate a causa del terremoto

Terremoto, neve e stalle crollate: le oltre 49mila scosse che hanno interessato soprattutto la parte centrale della nostra Penisola, negli ultimi cinque mesi hanno stressato gli animali, che sono stati costretti a vivere all’aperto a causa del crollo delle stalle, con le mucche che hanno ridotto di almeno il 30% la produzione di latte. È quanto emerge dal monitoraggio sugli effetti del sisma nelle campagne dove per far fronte alle perdite di reddito provocate dal terremoto, agli allevatori verrà erogato un sostegno per animale allevato per un importo stabilito in 400 euro a capo bovino e 60 euro per ogni pecora allevata prima del sisma, ma aiuti sono previsti anche per il settore dei suini e per quello equino grazie al via libera dell’Unione Europea sulla proposta del Ministero delle Politiche Agricole.

Un intervento importante che deve essere attuato in tempi brevi con procedure semplici e senza costi per le imprese, costrette già a fare i conti con i ritardi accumulati a livello regionale, nel garantire ricoveri alle persone e agli animali con le difficoltà accresciute dal maltempo. A 5 mesi dalle prime scosse di terremoto, sono state montate solo 77 delle 635 stalle mobili previste, appena il 12%, con la percentuale di realizzazione che pero’ scende addirittura nelle Marche allo 0,5% delle strutture completate, secondo il drammatico bilancio tracciato nelle campagne delle aree colpite dal sisma iniziato il 24 agosto scorso e, che ha devastato i territori di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo dove sono peraltro aumentate le esigenze con gli ultimi crolli. Un inaccettabile ritardo che ha fatto salire a più di mille il conto degli animali morti, feriti e abortiti nelle zone terremotate, con gli allevatori che non sanno ancora dove ricoverare il bestiame costretto al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti.

Complessivamente sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto, con centomila animali allevati, che alimentano un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo conservate da secoli e che, nell’insieme, rappresentano un patrimonio culturale del Paese, oltre che economico ed occupazionale. Sotto il coordinamento di una apposita task force sono state avviate numerose iniziative assieme all’Associazione Italiana Allevatori e ai Consorzi Agrari che hanno consentito anche la consegna di mangiatoie, mangimi, fieno, carrelli per la mungitura, refrigeratori e generatori di corrente oltre a roulotte, camper e moduli abitativi. Ma anche l’operazione “adotta una mucca” per dare ospitalità a pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle, “dona un ballone” di fieno per garantirne l’alimentazione e la “caciotta della solidarietà” con il latte degli allevatori terremotati e degli altri prodotti in vendita nei mercati di Campagna Amica per garantire uno sbocco di mercato dopo lo spopolamento forzato dei centri urbani colpiti dal sisma.