Produzione del latte, sempre meno soldi agli allevatori

martedì 10 novembre 2015 di Staff Giovani Impresa

Guerra del Latte giovani Coldiretti

Gli allevatori italiani hanno perso in un anno oltre 550 milioni di euro, perché il latte viene pagato al di sotto dei costi di produzione. La riduzione dei compensi arriva oltre il 20% rispetto allo scorso anno su valori inferiori a quelli di 20 anni fa, mentre al consumo i prezzi non calano, anzi si moltiplicano fino a 4 volte. È quanto emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti La guerra del latte, che si è estesa con decine di migliaia di allevatori dalle industrie ai supermercati delle grandi città di tutta Italia. Da Roma a Torino, da Bologna a Venezia, da Bari a Milano, gli allevatori italiani hanno portato anche le mucche a rischio di estinzione, perché non riescono più a mantenerle.

Lo studio ufficiale sui costi di produzione del latte bovino, elaborato in esecuzione della legge 91 del luglio 2015, evidenzia che nel giugno 2015 in Lombardia i costi medi di produzione del latte oscillano da un minimo di 38 centesimi al litro per aziende grandissime di oltre 200 capi di pianura, a prevalente manodopera salariata, con destinazione a formaggi DOP, fino a un massimo di 60 centesimi al litro per aziende piccole di 20-50 capi di montagna e collina, a prevalente manodopera familiare, con destinazione del latte a formaggi DOP. “In gioco c’è un patrimonio del Made in Italy alimentare, che ha garantito all’Italia primati a livello internazionale, ma anche un ambiente e un territorio unico, che senza l’allevamento rischia l’abbandono e il degrado” ha affermato il Presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

Il settore lattiero caseario, secondo l’analisi della Coldiretti, rappresenta la voce più importante dell’agroalimentare italiano, con 35 mila imprese di allevamento, oltre la metà delle quali (55%) si trova in zone montane o svantaggiate, per una produzione complessiva di latte bovino che ammonta a 11 milioni di tonnellate a fronte di 20 milioni di tonnellate consumate. In altre parole, l’Italia è diventata dipendente dall’estero per quasi la metà del proprio fabbisogno in prodotti lattiero caseari.

“Un’attività dalla lunga tradizione per il nostro Paese, che da sempre è garanzia di qualità e di produzione di eccellenza, come dimostrano i tanti prodotti Dop del settore caseario italiano” spiega Maria Letizia Gardoni, Delegata Nazionale di Coldiretti Giovani Impresa. “Un lavoro che come hanno dimostrato le tante edizione degli Oscar Green attrae ogni anno le nuove generazioni, per questo noi giovani siamo i primi a manifestare contro un mercato che strozza i nostri allevamenti, facendo chiudere stalle e obbligando tanti di noi  a lavorare al di sotto dei costi di produzione.”

La caratteristica distintiva e straordinaria della produzione lattiero-casearia italiana è la sicurezza alimentare, oltre all’alta qualità che esprime le nostre stalle, le più controllate al mondo (in media un controllo, diretto o in auto controllo, settimanale), che offrono un latte dalle elevate caratteristiche nutrizionali. Per quanto riguarda invece la qualità, è da sottolineare come oltre il 45% delle nostre produzioni serve a realizzare i migliori formaggi del mondo, la cui eccellenza è strettamente legata alla produzione di latte dei nostri territori. L’intera filiera genera un valore di 28 miliardi di euro al consumo, con quasi 180mila occupati.