Pasqua 2016, sulle tavole italiane 15 milioni di chili di pesce

venerdì 25 marzo 2016 di Staff Giovani Impresa

Secondo di pesce con gamberi e patateSecondo di pesce con gamberi e patate

Pasqua 2016 è alle porte e per oggi, Venerdì Santo, si stima un consumo complessivo di circa 15 milioni di kg di pesce, portato in tavola da 3 italiani su 4 con una spesa vicina ai 250 milioni di euro, per rispettare una tradizione culturale e religiosa, profondamente radicata nella popolazione. E’ quanto stima Coldiretti Impresapesca nel sottolineare che ad essere preferito in questa occasione che precede la Pasqua 2016, è soprattutto il pesce azzurro, dalle alici alle sardine fino agli sgombri, venduti a prezzi contenuti secondo i criteri di sobrietà richiesti dalla ricorrenza.
La legge dell’astinenza dalle carni non proibisce, infatti, di consumare pesce, uova e latticini, ma mette al bando cibi e bevande particolarmente ricercati o costosi.

I menu del Venerdì Santo sono quelli tipici delle tradizioni locali, cucinati secondo ricette semplici nel rispetto della giornata di riflessione:

  • pasta con le sarde in Sicilia
  • le tradizionali zuppe di pesce che assumono nomi differenti a seconda delle regioni e che nel nord Adriatico si consumano assieme alla polenta
  • alici scottadito con o senza pan grattato
  • sarde in saor con cipolla (tipica ricetta veneta)
  • seppie con i piselli (ricetta comune a molte regioni)
  • fagioli e cozze (ricetta pugliese)
  • vongole e ceci (ricetta marchigiana)
  • minestra di pesce con gallinelle e ghiozzi o con broccoli e arzilla (ricetta romana)
  • le uova sode col tonno
  • spaghetti al ragù di mare.

Per effettuare acquisti di qualità, al giusto prezzo, il consiglio è di acquistare direttamente dal pescatore o, se da un’attività commerciale, di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere, dal mese di dicembre 2014, l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta). Nelle etichette sarà indicata, inoltre, la tecnica di pesca (rete, nasse, strascico, lampara, ecc.) e, su base volontaria, la provenienza esatta di pesci, molluschi e crostacei. Al momento dell’acquisto occorre comunque controllare che la carne del pesce abbia una consistenza soda ed elastica, che la pelle sia lucida, che le branchie abbiano un colore rosso o rosato e siano umide e che gli occhi non siano secchi o opachi o concavi, mentre l’odore non deve essere forte, sgradevole o con richiami all’odore dell’ammoniaca. Se non si è in grado di conoscere bene le specie e la qualità, è meglio non scegliere pesci già mutilati della testa e delle pinne; meglio quindi affidarsi ad un pescatore o ad una pescheria di fiducia.