Made in Italy: stop ai falsi nei negoziati con Australia

giovedì 24 maggio 2018 di Redazione Giovani Impresa

Falso made in ItalyFalso made in Italy

L’Australia e la Nuova Zelanda sono tra i Paesi a maggiore diffusione delle imitazioni dei prodotti agroalimentari made in Italy che gli ultimi accordi commerciali siglati dall’Unione Europea hanno paradossalmente legittimato. È quanto afferma la Coldiretti in riferimento al via libera dei 28 Paesi dell’Unione al mandato alla Commissione UE perchè cominci i negoziati per accordi di libero scambio con Australia e Nuova Zelanda.

È salito a oltre 100 miliardi il valore del falso made in Italy agroalimentare nel mondo con un aumento record del 70% nel corso dell’ultimo decennio, per effetto della pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

A preoccupare è la nuova stagione degli accordi commerciali bilaterali inaugurata con il Canada (Ceta) che per la prima volta nella storia l’Unione Europea ha legittimato in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti made in Italy più prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall’Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele, ma è anche liberamente prodotto e commercializzato dal Canada il Parmigiano Reggiano con la traduzione di Parmesan. Una strada che è stata poi il riferimento degli accordi conclusi successivamente con Giappone, Singapore e Messico che hanno tutelato una percentuale residuale dei prodotti tipici nazionali mentre pesanti possono essere gli effetti del negoziato in corso con i Paesi del Sud America (Mercosur) dove la produzione locale del “falso” è tra i più fiorenti del mondo.

In Australia e Nuova Zelanda sono molto diffuse le imitazioni dei prodotti agroalimentari più tipici, dal parmesan perfect italiano con bandiera tricolore alla mozzarella, dalla ricotta ma anche i vini come il prosecco fino addirittura ai kit per in casa produrre tipici salumi calabresi e siciliani. Senza dimenticare la preoccupazione per le pratiche enologiche come le miscele di vini da tavola bianchi e rossi per produrre un “finto rosè” vietate in Europa che sono possibili invece in Nuova Zelanda e in Australia dove è addirittura consentita l’aggiunta di acqua al mosto per diminuire la percentuale di zuccheri secondo una pratica considerata una vera e propria adulterazione in Italia.

È inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “all’estero, sono falsi più di due prodotti alimentari di tipo italiano su tre e le esportazioni di prodotti agroalimentari tricolori potrebbero più che triplicare se venisse uno stop alla contraffazione alimentare internazionale, con l’Italia che ha raggiunto nel 2017 il record dell’export agroalimentare con un valore di 41,03 miliardi”.