Made in Italy contraffatto, dai ristoranti al pane, ecco la black list

mercoledì 17 febbraio 2016 di Staff Giovani Impresa

Contraffazioni e Made in Italy, nella black list anche il pane neroContraffazioni e Made in Italy, nella black list anche il pane nero

Si torna a parlare di Made in Italy e contraffazione e, in cima alla black list dei settori più colpiti dalle frodi salgono la ristorazione, la carne e farine, pane e pasta, sulla base del valore dei sequestri effettuati nel 2015 dai Carabinieri dei Nuclei Anti Sofisticazione (Nas). E’ quanto è emerso alla presentazione del quarto Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.

Il valore totale dei sequestri nel 2015 è stato di 436 milioni di euro con:

  • il 24% nella ristorazione
  • il 18% nel settore della carne e salumi
  • l’11% in quello delle farine, del pane e della pasta.

I settori sensibili sono, a seguire, quelli del vino, del latte e formaggi e dei grassi e oli come quello di oliva. Solo 2015 sono stati chiuse dai Nas 1.035 strutture operanti nel sistema agroalimentare, con il sequestro di 25,2 milioni di prodotti alimentari adulterati, contraffatti, senza le adeguate garanzie qualitative o sanitarie o carenze nell’etichettatura e nella rintracciabilità.
Dai 38.786 controlli effettuati dai Nas nell’ultimo anno, sono emerse non-conformità in ben 1 caso su 3 (32%). Il primato negativo della ristorazione, va letto anche nel contesto dell’accresciuto interesse delle organizzazioni criminali nelle diverse forme del settore, dai franchising ai locali esclusivi, da bar e trattorie ai ristoranti di lusso e aperibar alla moda. Dal finto extravergine italiano, alla mozzarella con cagliate straniere, dal pane al carbone vegetale alle conserve di pomodoro cinesi fino al pesce avariato, sono alcune delle frodi smascherate nel tempo, ma gli ottimi risultati dell’attività di contrasto confermano la necessità di tenere alta la guardia e di stringere le maglie ancora larghe della legislazione con la riforma dei reati in materia agroalimentare.

L’innovazione tecnologica e i nuovi sistemi di produzione e distribuzione globali rendono ancora più pericolose le frodi agroalimentari che, per questo, vanno perseguite con un sistema punitivo più adeguato come opportunamente previsto dalla proposta di riforma delle norme a tutela dei prodotti alimentari, presentata al Ministro della Giustizia Andrea Orlando dalla Commissione per l’elaborazione di proposte di intervento sulla riforma dei reati in materia agroalimentare presieduta da Giancarlo Caselli. E’ importante la volontà di procedere ad un aggiornamento delle norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese, ed espongono a continui pericoli la salute delle persone. Per chiudere le porte alle frodi, è necessario anche lavorare sulla tracciabilità e sulla trasparenza dal campo alla tavola con l’indicazione obbligatoria della provenienza degli alimenti, come ha chiesto il 96,5% degli italiani sulla base della consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari, condotta dal Ministero delle Politiche Agricole che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf, dal novembre 2014 a marzo 2015.

Secondo un’ analisi Coldiretti quasi la metà della spesa è anonima per colpa della contraddittoria normativa comunitaria che obbliga a indicare la provenienza nelle etichette per la carne bovina, ma non per prosciutti, per l’ortofrutta fresca, ma non per quella trasformata, per le uova, ma non per i formaggi, per il miele, ma non per il latte. Il risultato è che gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali, riguardano 2 prosciutti su 3 venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero, ma anche 3 cartoni di latte a lunga conservazione su 4, che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle.