Latte, via libera etichetta Made in Italy in Gazzetta Ufficiale

venerdì 20 gennaio 2017 di Staff Giovani Impresa

La nuova etichetta d’origine per il latte made in ItalyLa nuova etichetta d’origine per il latte made in Italy

Un importante passo per garantire la trasparenza in etichetta per latte e prodotti lattiero-caseari è stato fatto grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017 del decreto “Indicazione dell’origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.
Si tratta di un momento storico come lo ha definito Roberto Moncalvo, “un provvedimento fortemente sostenuto dalla Coldiretti che rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario”.
“Trasparenza per il consumatore, ma anche riconoscimento di un giusto reddito al produttore, ha dichiarato Maria Letizia Gardoni, Presidente dei giovani agricoltori di Coldiretti, necessaria in un momento di speculazioni insostenibili sui prezzi alla stalla che ha messo in ginocchio un settore simbolo della qualità Made in Italy.” Grazie alle nuove norme si pone fino ad un inganno che ha permesso fino ad oggi di spacciare come Made in Italy tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall’estero, senza che questo sia stato fino ad ora riportato in etichetta.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede il provvedimento. In primo luogo è necessario evidenziare che riguarda l’indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari. Di fatto le etichette dovranno riportare le seguenti informazioni:

  1. Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte
  2. Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l’indicazione di origine può essere assolta con l’utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese.

Se le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell’Unione europea e non, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture:

  1. “latte di Paesi UE” per l’operazione di mungitura
  2. “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l’operazione di condizionamento o di trasformazione
  3. «latte di Paesi non UE» per l’operazione di mungitura
  4. «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE» per l’operazione di condizionamento o di trasformazione.

Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all’art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.

Con il provvedimento 1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia ma anche pecore e capre possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d’Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 49 formaggi a denominazione di origine realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione. L’obbligo di indicare l’origine in etichetta salva dall’omologazione l’identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni, che permettono anche di sostenere la straordinaria biodiversità delle razza bovine allevate a livello nazionale. Il provvedimento entrerà in vigore pienamente dopo novanta giorni dalla pubblicazione avvenuta il 19 gennaio anche se sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte delle confezioni con il sistema di etichettatura precedente. Il prossimo passo è l’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine del grano impiegato nella pasta, come previsto nello schema di decreto che introduce l’indicazione obbligatoria dell’origine del grano impiegato nella pasta condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e già inviato alla Commissione Europea.

L’ETICHETTA DI ORIGINE SULLA SPESA DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione origine        E quelli senza
Carne di pollo e derivati        Salumi
Carne bovina        Carne di coniglio
Frutta e verdura fresche        Carne trasformata
Uova        Frutta e verdura trasformata
Miele        Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro      Concentrato di pomodoro e sughi pronti
Latte/Formaggi      Derivati dei cereali (pane, pasta)
Pesce      Riso
Extravergine di oliva

Fonte: Elaborazioni Coldiretti