La dieta mediterranea: sei anni fa l’iscrizione all’UNESCO

sabato 19 novembre 2016 di Staff Giovani Impresa

La dieta mediterranea nella lista dell'Unesco: la pasta tra i suoi alimenti principaliLa dieta mediterranea nella lista dell'Unesco: la pasta tra i suoi alimenti principali

La dieta mediterranea Made in Italy, festeggia un compleanno speciale grazie all’aumento del 36% nel valore delle esportazioni dei prodotti nostrani che hanno conquistato nuovi mercati, traguardo raggiunto con l’iscirione nella lista UNESCO. E’ quanto emerge da una recente analisi sugli effetti commerciali da sei anni a questa parte, da quando cioè la dieta mediterranea è entrata a far parte della lista del patrimonio culturale immateriale dell’umanità, riconoscimento avvenuto il 17 novembre 2010, sulla base dei dati Istat relativi ai primi sette mesi del 2016. Un risultato che è il frutto dei consistenti aumenti del valore delle vendite all’estero, nell’arco dei sei anni, dall’olio di oliva (+47%) al vino (+45%), dalla pasta (+28%) alla frutta (+26%) mentre più contenuta è stata la crescita di conserve di pomodoro (+14%) e ortaggi (+9%).

Non è un caso il fatto che gli Stati Uniti hanno sorpassato l’Italia e conquistato la leadership per quanto riguarda la dieta mediterranea, con il primato mondiale nei consumi di vino e di conserve di pomodoro, mentre salgono addirittura sul podio per quello di olio di oliva, dopo Italia e Spagna secondo una analisi della Coldiretti. Da patria degli hamburger, il mercato Usa è diventato anche quello a più forte consumo di vino e con 31 milioni di ettolitri sorpassa Francia e Italia, che si attestano rispettivamente sui 27,2 e 20,5 milioni di ettolitri. Nel 2015 – con un consumo di ben 308 milioni di kg – gli americani salgono a sorpresa anche sul podio dei consumi di olio di oliva, dietro solo ad Italia in calo a 580 milioni di kg e Spagna, anch’essa in flessione a 478 milioni di kg. Gli Stati Uniti sono anche saldamente in testa nella classifica dei consumatori mondiali di conserve di pomodoro. Un risultato acquisito in realtà soprattutto grazie all’abitudine – tutta americana – di condire i cibi con il ketchup, anche se è in forte crescita il mercato dei derivati tradizionalmente tricolori come passata, polpa o pelati.

La dieta mediterranea come patrimonio immateriale dell’umanità è un riconoscimento che, in realtà, si deve proprio ad un americano. Lo scienziato del Minnesota (U.S.A.) Ancel Keys, che da Acciaroli nel Cilento, ne studiò per primo gli effetti benefici. La dieta mediterranea si basa sul consumo di pane, pasta, frutta, verdura, carne, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari. Grazie a questo tipo di alimentazione, sana, agli italiani fino sono riusciti a conquistare anche  il record nella longevità, ottenendo il primo posto con 80,3 anni per gli uomini e il terzo per le donne con 85,2 anni. Tale primato è stato messo a rischio negli anni passati dal cambiamento delle abitudini alimentari e la presenza di diversi milioni di italiani obesi o in sovrappeso. Nel 2016, invece c’è stata un’inversione (salutare) di tendenza: i consumi di frutta e verdura hanno raggiunto il massimo dell’ultimo quadriennio per effetto di un aumento del consumo annuale medio di 3 chili a persona. Il risultato è che quest’anno il consumo procapite di frutta e verdura sfiorerà i 320 chili a testa.