Glifosato: 20mla posti di lavoro da stop grano canadese

Glifosato: 20mila posti di lavoro da stop grano canadese

mercoledì 2 maggio 2018 di Redazione Giovani Impresa

Grano italiano senza utilizzo glifosato in preraccoltaGrano italiano senza utilizzo glifosato in preraccolta

Glifosato, oltre 20mila posti di lavoro potrebbero arrivare nelle campagne italiane se anche le altre industrie italiane della pasta seguissero l’esempio di Barilla che non ha firmato nessun contratto per l’importazione del grano dal Canada dove viene utilizzato il Glifosato in preraccolta vietato in Italia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sugli effetti di una eventuale sostituzione delle importazioni dal Canada con raccolti di grano Made in Italy.

Il Canada – sottolinea Coldiretti – è stato fino ad ora il principale fornitore di grano duro dell’Italia per un quantitativo che nel 2017 è stato pari a 720milioni di chili ai 4,3 miliardi di chili prodotti in Italia. In altre parole – precisa Coldiretti – un pacco di pasta su sei prodotto in Italia era ottenuto con grano canadese.

La scelta della principale industria pastaia del mondo di rivedere i propri parametri qualitativi del grano chiedendo che non venga utilizzato il glifosato nella fase di preraccolta rappresenta una svolta storica che risponde alle sollecitazioni dei consumatori, in termini garanzie di sicurezza alimentare, e apre prospettive importanti per la produzione di grano in Italia. “Gli agricoltori per una giusta remunerazione del proprio lavoro sono pronti ad aumentare la produzione di grano duro in Italia dove è vietato l’uso del glifosato in preraccolta, a differenza di quanto avviene in Canada ed in altri Paesi anche europei”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che l’Italia ha le potenzialità per rispondere alla nuova domanda del mercato in termini qualitativi e quantitativi.

Un importante segnale positivo – sostiene Coldiretti – è venuto da Barilla, la più grande industria pastaia italiana che ha annunciato di aver investito 240 milioni in progetti che coinvolgono 5000 imprese agricole italiane che coltivano una superficie di circa 65 mila ettari, per raggiungere un incremento del 40% dei volumi di grano duro italiano nei prossimi tre anni.

Attualmente l’Italia può contare su un milione e 350mila ettari di coltivazioni di grano duro che dovrebbero essere aumentate di altri 220mila ettari per garantire – spiega la Coldiretti – una raccolto in grado di sostituire le importazioni dal Canada. Un impegno che porterebbe ad una produzione aggiuntiva di mezzo miliardo di chili di pasta con grano 100% italiano.

Una opportunità importante per sostenere – sottolinea Coldiretti – non solo il prepotente ritorno dei grani nazionali antichi come il Senatore Cappelli con pasta Zara o Stagioni d’Italia di Bonifiche Ferraresi ma anche tutta la ricerca varietale italiana che in questi anni grazie alla qualità prodotta ha permesso  la rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale al 100% del grano impiegato, da Ghigi a De Sortis, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, da FdAI – Firmato dagli agricoltori italiani fino a “Voiello”, che fa capo proprio al Gruppo Barilla, senza dimenticare molte linee della grande distribuzione.  La stessa Divella in questi anni ha avviato un percorso di filiera in Puglia con grano 100% italiano frutto della ricerca SIS, società leader nella ricerca dei cereali in Paglia nonché la più importate società sementiera a capitale 100% italiano.

“Una risposta alla preoccupazioni dei consumatori del nostro Paese che chiedono pasta fatta con il grano italiano, ma anche un sostegno concreto all’economia e l’occupazione sul territorio contro la delocalizzazione”, ha precisato il Presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo.

Nel mondo – evidenzia la Coldiretti – l’Italia detiene il primato sulla produzione di pasta con 3,2 milioni di tonnellate all’anno davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia. Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli di allarme visto che, in controtendenza rispetto all’andamento del Made in Italy all’estero che ha superato la storica cifra di 41 miliardi di euro, si riducono invece le esportazioni italiane di pasta che nel 2017 hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore secondo le analisi Coldiretti su dati Istat.

Si tratta – sottolinea Coldiretti – degli effetti della rapida moltiplicazione di impianti di produzione all’estero, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Francia alla Russia, dalla Grecia alla Turchia, dalla Germania alla Svezia. Ora ci sono le condizioni per frenare i pesanti effetti della delocalizzazione che dopo aver colpito la coltivazione del grano sta interessando la trasformazione industriale con pesanti conseguenze economiche e occupazionali.