G7: accordo sul clima nell’anno più caldo di sempre

martedì 9 giugno 2015 di Staff Giovani Impresa

g7 ambiente clima

I sette leader del G7 hanno concluso il summit di Elmau con l’accordo sul clima, che prevede di mantenere l’aumento della temperatura globale entro il limite di 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. A spingere l’accordo, è stata la consapevolezza dell’escalation in atto nel surriscaldamento del pianeta, con il primo quadrimestre 2015 che è stato il più caldo di sempre a livello mondiale, facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,80 gradi celsius rispetto alla media del XX secolo.

Il primo quadrimestre 2015 è stato infatti il più bollente dal 1880, ma è solo l’ultimo di una lunga serie di record che conferma la tendenza al surriscaldamento del pianeta, secondo l’analisi della Coldiretti su dati Noaa, il National Climatic Data Centre. Infatti tra i 10 anni più caldi, da quanto sono iniziate le rilevazioni nel 1880, ben 9 sono successivi al 2000, con il 2014 in testa alla classifica. Anche in Italia l’anno scorso si è classificato come il più caldo della storia, da quando esistono i rilevamenti climatici (elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr). L’anno scorso si è registrata una temperatura superiore di 1,45 gradi rispetto alla media. Che l’Italia abbia la febbre è confermato dalla tendenza al surriscaldamento, con ben 9 dei 10 anni più caldi della storia che sono successivi al 2000. Dopo il 2014, che è stato il più bollente di sempre nella top10 degli ultimi 210 anni, ci sono il 2003, 2007, 2012, 2001, poi il 1994, 2009, 2011, 2000 e 2008.

Bisogna affrontare i drammatici effetti dei cambiamenti climatici, che si manifestano anche con il moltiplicarsi di eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma anche l’aumento dell’incidenza di infezioni fungine e dello sviluppo di insetti che colpiscono l’agricoltura. Nel lungo periodo, sono numerosi le conseguenze dei cambiamenti climatici sull’agroalimentare nazionale. Il riscaldamento globale sta provocando la trasformazione delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi e l’invecchiamento dei vini. Negli ultimi 30 anni, il vino italiano è infatti aumentato di un 1 grado. Si è verificato anche un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture. Ne è esempio lampante l’olivo, che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi, mentre nella Pianura Padana si coltiva oggi circa la metà della produzione nazionale di grano duro per la pasta e di pomodoro destinato a conserva, entrambe colture tipicamente mediterranee.
Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy, che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico, dato da una combinazione unica di fattori naturali e umani.

LA TOP TEN DEGLI ANNI PIÙ CALDI DEL PIANETA DAL 1880

– ANOMALIA RISPETTO ALLA MEDIA IN GRADI CELSIUS –

1   2014 +0,69
2.  2010 +0,66
3.  2005 +0,65
4.  1998 +0,63
5.  2013 +0,62
6.  2003 +0,62
7.  2002 +0,61
8.  2006 +0,60
9.  2009 +0,59
10. 2007 +0,59

(Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Noaas)