Expo 2015: Made in Italy sfregiato in 1 Paese su 4

lunedì 20 luglio 2015 di Staff Giovani Impresa

expo 2015 made in italy sfregiato

In almeno 1 Paese su 4 (25%) tra quelli che partecipano a Expo 2015 sono realizzate e diffuse fantasiose e imbarazzanti interpretazioni di piatti e prodotti alimentari falsamente italiani, in sfregio all’identità del Made in Italy. È quanto emerge da uno studio divulgato in occasione dell’Assemblea nazionale di Coldiretti a Expo 2015, dove per la prima volta è stata realizzata un’esposizione, con esempi scovati nei diversi continenti, per denunciare pubblicamente l’oltraggio che si realizza a danno dell’identità e della reputazione della cultura alimentare nazionale.

Tra i casi di storpiatura che è costretto a subire il patrimonio enogastronomico italiano nel mondo, ci sono:

  • il Thai pesto, che corregge – in stile orientale – la prestigiosa salsa ligure
  • la SauceMaffia del Belgio per intingere le patatine
  • il kit statunitense per preparare in pochi giorni a casa il Parmigiano oppure quello per  preparare il vino Barolo
  • gli improbabili tortelloni con la polenta austriaci
  • i chapagetti coreani
  • il prosciutto San Daniele del Canada
  • gli spaghetti alla bolognese, diffusi ovunque tranne che in Italia.

“Non solo monumenti – ad essere sfregiato nel mondo è, soprattutto, il Made in Italy alimentare, dallo sfruttamento di antipatici stereotipi per fare marketing sulla pelle degli italiani alle maldestre rivisitazioni di antiche ricette, dalla ridicolizzazione di storici processi produttivi ai nomi storpiati, dalla banalizzazione delle denominazioni fino ai piatti tricolore inventati di sana pianta” ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “l’Expo di Milano può rappresentare un momento di svolta per la tutela del patrimonio alimentare e culinario italiano, che è il più apprezzato, ma anche il più offeso nel mondo.”
L’elenco degli orrori denunciati ed esposti dalla Coldiretti è infatti molto lungo e comprende il caffè Mafiozzo stile italiano della Bulgaria, il vino bardolino bianco dell’Argentina, la zottarella della Germania da dove arriva anche la Firenza salami. La confusione regna sovrana anche in Messico, dove si vende un Parma Salami Genova, mentre dalla Romania arriva il barbera bianco, dal Brasile la pomarola, il salame Toscana dalla Danimarca, il Chianti bianco della Svezia, dall’Egitto l’Italiano pasta e dagli Usa il sugo all’arrabiatta. La Russia è invece in ascesa per la produzione di Prosecco e Parmesan, con tanto di scritta in cirillico, e proprio a Expo 2015 ha dovuto ritirare dal proprio padiglione alcuni formaggi di produzione nazionale che scimmiottavano palesemente quelli italiani con il marchio Prego Italian Style, con una scritta Original Italian Recipe.

In realtà, a differenza di quanto avviene per altri articoli, come nel mondo della moda o della tecnologia, a taroccare il cibo italiano non sono i Paesi poveri, ma soprattutto quelli emergenti o i più ricchi, a partire proprio dagli Stati Uniti e dall’Australia, da dove arriva il Parmesan con il marchio Perfect Italiano, ma molto diffuse sono le imitazioni dei prodotti tipici e i piatti della cucina italiana inventati, come la Pasta con mais, erbe e Parmesan, indicata sul sito ufficiale di Masterchef Australia.
La situazione è molto più grave negli Stati Uniti, dove il 99% dei formaggi di tipo italiano è realizzato in California, Wisconsin e nello Stato di New York, nonostante i nomi richiamino esplicitamente le specialità casearie più note del Belpaese, dalla Mozzarella alla Ricotta, dal Provolone all’Asiago, dal Pecorino Romano al Grana Padano, fino al Gorgonzola. Il problema riguarda anche i salumi, con la Finocchiono Milano’s Suino D’Oro, il salame toscano o il salame calabrese, tutti rigorosamente Made in Usa così come l’olio di oliva Pompeian, il Chianti californiano e i pomodori San Marzano spacciati come italiani.

“La tutela del patrimonio agroalimentare all’estero è un’area prioritaria di intervento per le Istituzioni a tutela dell’identità nazionale, ma anche per recuperare risorse economiche utili al Paese e per tornare a crescere” ha affermato Moncalvo nel sottolineare che “la contraffazione e la falsificazione dei prodotti alimentari fa perdere al vero Made in Italy oltre 60 miliardi di euro di fatturato all’estero, che potrebbero generare 300mila posti di lavoro. In questo contesto è particolarmente significativo il piano per l’export annunciato dal Governo italiano, che prevede per la prima volta azioni di contrasto all’Italian sounding a livello internazionale”.

 

IL MADE IN ITALY SFREGIATO

Prodotto Paese
Caffè Mafiozzo Bulgaria
Sauce Maffia Belgio
Thai Pesto Stati Uniti
Tortelloni con polenta Austria
Prosciutto San Daniele Canada
Bordolino bianco Argentina
Chapagetti Corea del Sud
Zottarella Germania
Parma Salami Genova Messico
Barbera bianco Romania
Pomarola Brasile
Salame Toscana Danimarca
Chianti bianco Svezia
Italiano pasta Egitto
Parmesan Russia
Finocchiono Milano’s Stati Uniti
Parmesan Perfect Italiano Australia

(Fonte: Coldiretti)