Dal calcio al cibo, sempre più brand Italiani acquistati dai cinesi

martedì 7 giugno 2016 di Staff Giovani Impresa

Lo yuan, la moneta cineseLo yuan, la moneta cinese

I gruppi investitori cinesi in Italia sono cresciuti di quasi il 32% e a fine 2015 risultano direttamente presenti in Italia, attraverso almeno un’impresa partecipata, 162 gruppi con sede principale in Cina con interessi che vanno dall’auto alla moda fino all’agroalimentare. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell’annuncio che i cinesi del Suning rileveranno il 68,55 % dell’Inter, sulla base dei dati della Fondazione Italia Cina. Crescono, dunque, le imprese italiane partecipate dai cinesi, che nel 2015 erano 313 con poco meno di 17.600 dipendenti, mentre il loro giro d’affari è di quasi 9,5 miliardi di euro. Solo con il passaggio di Pirelli sotto il controllo di ChemChina si è realizzata un’operazione del valore complessivo di 7,4 miliardi di euro, mentre il gruppo Deren Electronic è diventato azionista di controllo, con il 60% delle quote, di Meta System, impresa di Reggio Emilia attiva dal 1973 nel mercato dell’automotive e sempre nel manifatturiero il gruppo Foton Lovol, che opera nelle macchine agricole in Italia ha rilevato, di seguito, la piacentina Arbos, la Matermacc di San Vito al Tagliamento e, lo scorso anno, la Goldoni di Carpi. Hanno soci cinesi anche la Om Carrelli elevatori, la toscana Fosber (macchine per imballaggi) e i motoscafi Ferretti.

Lo scorso anno è finito in mani cinesi anche De Tomaso, ma forte è la l’interesse cinese per i nomi del lusso con i marchi Roberta di Camerino, Miss Sixty e Krizia passati sotto il controllo della cinese Shenzhen Marisfrolg Fashion Co Ltd all’inizio del 2014 mentre negli anni precedenti la Cina aveva messo le mani sulla moda da uomo firmata Cerruti, sui prodotti in pelle di Desmo, sulle motociclette BenelliNel settore alimentare l’ultimo colpo risale al 2014 quando c’è stata la vendita della maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario dei marchi Sagra e Filippo Berio da parte del Gruppo cinese Yimin, una sussidiaria del Gruppo Bright Food. La presenza cinese nell’agroalimentare in Italia aveva fatto segnare un precedente nelle campagne toscane nel 2013 con l’acquisto, da parte di un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, di un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino: l’azienda agricola Casanova – La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero.

Siamo di fronte ad una escalation negli anni della crisi che purtroppo non è accompagnata da un analogo dinamismo italiano, anche se non mancano segnali positivi come l’aumento del 18% delle vendite di vino Made in Italy nel gigante asiatico nel 2015.