Crisi: la famiglia è il nuovo welfare, per il 37% aiuto dai genitori

mercoledì 11 febbraio 2015 di Staff Giovani Impresa

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Per effetto della crisi economica e delle difficoltà occupazionali, quasi 4 italiani su 10 (37%) hanno chiesto aiuto economico ai genitori, che restano un solido punto di riferimento per i figli anche quando non coabitano. È quanto emerge da un’indagine Coldiretti-Ixè in riferimento ai dati Eurostat del 2013, in base ai quali si evidenzia inoltre che 2 giovani italiani su 3 (65,8%), nella fascia d’età tra i 18 e i 34 anni, vivono in famiglia. Spesso considerata superata, la struttura della famiglia italiana si sta dimostrando, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini.
Le difficoltà economiche e sociali diventano dunque un’opportunità per rafforzare i legami familiari, che rappresentano una tutela per i singoli membri in caso di necessità materiali, ma anche come supporto psicologico per affrontare nuove ansie e preoccupazioni. Il consolidarsi dei legami familiari si nota anche dalla crescente tendenza a riunirsi insieme intorno alla tavola.

Il pasto in comune è un’occasione di convivialità, ma anche una necessità per risparmiare e contenere le spese. Secondo l’analisi Coldiretti/Ixè, sono circa 2,5 milioni di famiglie italiane (il 14,3%) si riuniscono intorno alla tavola per i 3 pasti principali della giornata, tutti i giorni della settimana.
Sotto la spinta della crisi, i dati mostrano che la tavola è tornata ad essere un momento rituale significativo per tante famiglie italiane, malgrado la destrutturazione dei pasti, la proiezione verso l’esterno dei membri dovuta anche dagli impegni di lavoro e lo sviluppo di una relazionalità extrafamiliare. Si stimano in 10,6 milioni le famiglie italiane che ogni giorno della settimana fanno almeno un pasto insieme a colazione, a pranzo o a cena. In altre parole, il 60,8% dei nuclei familiari, esclusi quelli unipersonali, riesce ad avere un momento quotidiano d’incontro intorno al desco familiare.

Le famiglie italiane, anche quando non coabitano, tendono peraltro a vivere a distanza ravvicinata dalle rispettive abitazioni: il 42,3% degli italiani abita infatti a una distanza non superiore a 30 minuti a piedi dai genitori. Questo bisogno di vicinanza, quando non c’è addirittura coabitazione, riguarda non solo i più giovani tra i 18 e i 29 anni (il 26,4%), ma anche le persone tra i 30 e i 45 anni (il 42,5%), e addirittura gli adulti tra i 45 e i 64 anni (il 58,5%).
La crescente tendenza a stare vicini è spiegata dall’evoluzione delle funzioni socioeconomiche, con il passaggio alla famiglia a soggetto di welfare, che opera come provider di servizi e tutela per i membri che ne hanno bisogno. La crisi ha dunque attivato la rete di protezione familiare, da sempre caratteristica dell’identità nazionale, offrendo supporto non solo economico. L’accorpamento territoriale delle famiglie rappresenta la risposta migliore ai crescenti bisogni di tutela e tenuta sociale dei territori, soprattutto durante questo periodo protratto di crisi.