Criminalità organizzata: 26.200 i terreni in mano ai condannati

mercoledì 17 febbraio 2016 di Staff Giovani Impresa

26.200 sono i terreni nelle mani della criminalità organizzata26.200 sono i terreni nelle mani della criminalità organizzata

Su tutto il territorio nazionale, sono 26.200 i terreni nelle mani della criminalità organizzata, di cui fanno parte soggetti condannati in via definitiva per reati che riguardano, tra l’altro, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e la contraffazione anche perché il processo di sequestro, confisca e destinazione dei beni di provenienza mafiosa si presenta lungo e confuso, spesso non efficace e sono numerosi i casi in cui i controlli hanno rilevato che alcuni beni, anche confiscati definitivamente, sono di fatto ancora nella disponibilità dei soggetti mafiosi. E’ quanto è emerso dal quarto Rapporto Agromafie elaborato da Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare, dal quale si evidenzia che tra i 20 ed i 25 miliardi di euro vengono sprecati per il mancato utilizzo dei beni confiscati, sulla base delle stime dall’Istituto nazionale degli amministratori giudiziari (Inag).

Si stima che circa 1 immobile su 5 confiscato alla criminalità organizzata, sia nell’agroalimentare.

Il 53,5% si concentra in Sicilia, mentre la restante parte, riguarda soprattutto le altre regioni a forte connotazione mafiosa, quali la Calabria (17,6%), la Puglia (9,5%) e la Campania (8%).
Seguono con percentuali più contenute la Sardegna (2,3%), la Lombardia (1,6%), la Basilicata (1,5%) e il Piemonte (1,3%).
Le altre regioni si attestano sotto l’1%.
La Dia ha avviato un monitoraggio e, i report che ne raccolgono i risultati, denunciano molte irregolarità con moltissimi beni che risultano ancora occupati o dai mafiosi stessi o da loro parenti e prestanome. All’origine di ciò, inadempienze, procedure farraginose, lungaggini burocratiche. I criminali che non vengono sgomberati dagli immobili, godono persino del vantaggio di non dover pagare le tasse sul bene, poiché sequestrato. Senza dimenticare che i beni di fatto non riutilizzati, anche quando non sono più direttamente a disposizione dei soggetti mafiosi, comunicano all’esterno il permanere del loro controllo sul territorio, evidenziano Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare.