Consumi: da domani 15 maggio finisce il pesce nei mari d'Europa

Consumi: da domani 15 maggio finisce il pesce nei mari d’Europa

giovedì 14 maggio 2015 di Staff Giovani Impresa

slow fish pesce Europa

Dal 15 maggio 2015 cambiano i consumi: nell’Unione Europea, infatti, finirà la disponibilità di pescato e sarà necessario ricorrere alle importazioni.
È questo l’allarme lanciato da Coldiretti Impresapesca, in occasione dell’incontro Le frodi: dal mare alla tavola, organizzato al Slow Fish di Genova. Sulla base del rapporto della New Economics Foundation per il calcolo del Fish Dependence Day 2015, cioè il giorno in cui l’Europa inizierà a essere dipendente dalle importazioni per coprire il proprio fabbisogno di pesce. Un’analisi tecnica che serve di fatto a rappresentare in altra forma il ridotto grado di autosufficienza dell’Europa per il pescato quest’anno in Europa. L’ultimo pesce dell’Unione Europea è stato messo in vendita direttamente sulle barche nel primo mercato ittico galleggiante di Campagna Amica, realizzato presso la banchina della Darsena di Genova, adiacente alla manifestazione Slow Fish, nei pressi del Museo del Mare.

Dal punto di vista produttivo l’Italia garantisce circa il 13% del totale europeo, che è pari a 1,27 milioni di tonnellate di pesce ed è del tutto insufficiente a coprirne il fabbisogno. In media in Europa si consumano, infatti, 23 kg di pesce per persona all’anno, che salgono a 25 kg in Italia, un valore pari a meno della metà del Portogallo che con 56 kg a testa è leader in Europa, ma 5 volte in più dell’Ungheria, che non dispone di sbocchi sul mare ed è in fondo alla classifica con poco più di 5 kg. Negli ultimi 15 anni il grado di autoapprovvigionamento dell’Italia è andato progressivamente deteriorandosi da circa il 50% del 1990 a meno del 30% stimato nel 2015. Una situazione preoccupante tanto che il pescato in Italia sarebbe finito già da 2 mesi secondo i calcoli del Fish Dependence 2015 Update. La riduzione del grado di approvvigionamento è il risultato dell’effetto congiunto del calo del pescato e dell’aumento degli acquisti familiari, che in valore sono aumentati del 4,9% con punte del 16,6% per le sardine (elaborazioni su dati Ismea relativi ai primi 11 mesi del 2014).

Per aumentare il grado di autoapprovvigionamento sul pescato occorre da un lato contrastare la concorrenza sleale del pesce straniero spacciato per italiano e, dall’altro, lavorare per una migliore gestione del patrimonio ittico con la ricostituzione degli stock di pesce nel Mediterraneo anche con accordi con Paesi terzi. “Il pesce rappresenta oggi un alimento sano e ricercato per le proprietà nutrizionali, che va tutelato dalle violazioni frequenti delle norme relative alla cattura, alla conservazione e alla messa in commercio, le quali provocano incalcolabili danni e ecosistemi, turbamento del funzionamento del mercato e pregiudizio dagli interessi dei pescatori e dei consumatori” ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “con la costituzione del Comitato scientifico Ambiente mare e acque interne presidiato dal prof. Silvio Greco, Coldiretti Impresapesca intende promuovere un più adeguato dibattito sulla tutela delle risorse biologiche al fine di assicurare il disciplinato esercizio della pesca”.