Commercio: fusione Kraft-Heinz, i cibi cult da Plasmon a Sottilette

venerdì 27 marzo 2015 di Staff Giovani Impresa

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Sono numerosi i prodotti cult, con i quali si sono nutrite generazioni di italiani, coinvolti nella storica fusione tra Kraft e Heinz, che segna la nascita del quinto maggiore gruppo alimentare al mondo. I due grandi marchi sono diffusi in Italia con i loro prodotti globali, dal ketchup alla maionese, ma anche con specialità tipicamente nazionali immancabili sulle tavole delle famiglie. Se le Sottilette sono forse il prodotto della Kraft più conosciuto nel Bel Paese, ci sono anche i biscotti Plasmon, nati proprio in Italia nel 1902 e che fanno capo alla Heinz, presente anche con importanti novità di mercato. Un esempio è dato dalla linea di alimenti rigorosamente senza glutine con il marchio BiAglut, che dal 1964 vende prodotti glutenfree, o quelli per l’alimentazione ipoproteica con il marchio Aproten, che fanno entrambe capo al Gruppo Heinz.

L’operazione di concentrazione dei marchi dell’industria alimentare in atto negli ultimi anni è stata accompagnata dalla progressiva cessione di marchi storici del Made in Italy all’estero. L’ultima è stata la vendita, alla fine del 2014, della maggioranza del Gruppo oleario toscano Salov, proprietario dei marchi Sagra e Filippo Berio, al Gruppo cinese Yimin, una sussidiaria del Gruppo Bright Food. Nel 2014 l’antico Pastificio Lucio Garofalo ha siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52% del capitale sociale, di Ebro Foods, gruppo multinazionale spagnolo che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid. Nello stesso anno Bertolli, Carapelli e Sasso sono entrate a far parte del fondo statunitense CVC Capital Partners, strappandoli al gruppo spagnolo SOS. Nel 2013 è invece avvenuta la cessione, da parte della società Averna, dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, ma si è anche verificato il passaggio di mano del 25% della proprietà del riso Scotti, ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Nel 2012 la Princes Limited (Princes), una controllata dalla Giapponese Mitsubishi, ha siglato un contratto con AR Industrie Alimentari Spa (ARIA), leader italiana nella produzione di pelati, per creare una nuova società denominata Princes Industrie Alimentari SrL (PIA), controllata al 51% dalla Princes, mentre il marchio Star passa definitivamente in mano spagnola con il gruppo Agrolimen, che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75%. Infine, è volata in Inghilterra la Eskigel, che produce gelati in vaschetta per la grande distribuzione (Panorama, Pam, Carrefour, Auchan, Conad, Coop). Nel 2011 la società Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70% dell’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vodka Russki Standard, mentre la francese Lactalis è stata invece protagonista dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino. Il 49% di Eridania Italia Spa, operante nello zucchero, è stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia, che sta mettendo a rischio numerosi posti di lavoro. Nel 2010 il 27% del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia Spa, fondata nel 1823 e che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano, è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas, mentre la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financière Lubersac, che ne detiene il 95%.

L’anno precedente, nel 2009 è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari Spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata. Nel 2008 è iniziata la cessione di Rigamonti salumificio Spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis. Con l’inizio della crisi, si è dunque verificata un’accelerazione nel processo di cessione dei marchi storici del Made in Italy, che nell’agroalimentare era già in fase avanzata. Nel 2006 la Galbani era entrata in orbita Lactalis, ma lo stesso anno gli spagnoli hanno messo le mani pure sulla Carapelli, dopo aver incamerato anche la Sasso appena dodici mesi prima. Nel 2005 la francese Andros aveva acquisito le Fattorie Scaldasole, che in realtà parlavano straniero già dal 1985, con la vendita alla Heinz. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SABMiller, e Invernizzi, di proprietà dal 1985 della Kraft e ora finita alla Lactalis. Negli anni ‘90 erano state Locatelli e San Pellegrino a entrare nel gruppo Nestlè, anche se poi la prima era stata girata alla solita Lactalis (1998). Nel 1995 la Stock, venduta alla tedesca Eckes A.G, è stata acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital Management, che lo scorso anno hanno chiuso lo storico stabilimento di Trieste per trasferire la produzione in Repubblica Ceca. La stessa Nestlè possedeva già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e, addirittura dal 1988, la Buitoni e la Perugina.
I grandi gruppi multinazionali della chimica e della meccanica che fuggono dall’Italia, investono invece nell’agroalimentare nazionale perché, nonostante il crollo storico dei consumi interni, fa segnare il record nelle esportazioni grazie all’immagine conquistata con i primati nella sicurezza, nella tipicità e nella qualità.