Caldo anomalo: emergenza incendi in questo giugno bollente

mercoledì 14 giugno 2017 di Staff Giovani Impresa

Incendio in un bosco provocato dal caldo anomaloIncendio in un bosco provocato dal caldo anomalo

Caldo anomalo e un giugno bollente in Italia. Le temperature massime hanno superato di 2,2 gradi la media di riferimento. Afa e temperature torride stanno provocando disagi in tutta la Penisola, dove le precipitazioni sono calate del 52%. Al nord la temperatura massima è stata di 23,2 gradi (+2,7 rispetto alla media) e le precipitazioni in calo del 51,6%. Nel centro Italia è salita a 24,6 gradi, mentre il deficit idrico è stato addirittura dell’85%. Nel sud e isole si è registrato un massimo di 27 gradi, con un’anomalia di 1,8 gradi e la caduta del 64,6% di pioggia in meno.

Aumenta il rischio incendi: già diverse le richieste di intervento aereo alla protezione civile. Caldo e siccità, un mix esplosivo che si somma all’inarrestabile avanzata della foresta che si è impossessata dei terreni incolti e domina più di 1/3 della superficie nazionale, con una densità che la rende del tutto impenetrabile ai necessari interventi di manutenzione, difesa e sorveglianza. Nel campi coltivati lungo tutta la Penisola con il grande caldo gli agricoltori devono ricorrere all’irrigazione di soccorso per salvare le produzioni e anche i vigneti e il fieno per l’alimentazione degli animali per la produzione di latte per i grandi formaggi tipici. Se l’Emilia Romagna ha richiesto addirittura al Governo lo stato di emergenza la situazione è preoccupante un po’ ovunque a macchia di leopardo.

Questo caldo anomalo e, in generale le anomalie climatiche della prima parte del 2017, hanno già provocato danni per quasi un miliardo di euro. Il caldo anomalo in Sardegna e l’assenza di piogge stanno condizionando tutti i settori agricoli, con perdite nella produzione di oltre il 40%. In Veneto si parla di poche settimane di autonomia, mentre in Toscana scarseggiano i foraggi per il bestiame e crolla la produzione di miele. I girasoli e il granoturco stanno seccando in Umbria; in difficoltà ampie aree del Lazio, dove è già scattata la turnazione su tutti gli impianti irrigui dell’Agro Pontino.

In Campania nel Cilento, nell’Alento e nella piana del Sele ci sono problemi per gli ortaggi e la frutta, ma anche per la mozzarella di bufala: la mancanza di acqua mette in crisi gli allevamenti e i caseifici. In Puglia perdite di produzione, aumento dei costi per le risemine, ulteriori lavorazioni, acquisti di nuove piantine e sementi sono gli effetti della siccità con gravi danni al granaio d’Italia nelle province di Foggia e Bari, dove si riscontra una perdita del 50% della produzione. La siccità in Sicilia è una realtà concreta con gli invasi a secco e la necessità di anticipare l’inizio della stagione irrigua negli agrumeti.

Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Non si deve dimenticare che l’acqua è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli, senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare. Di fronte alla tropicalizzazione del clima se vogliamo continuare a mantenere l’agricoltura di qualità, dobbiamo organizzarci per raccogliere l’acqua nei periodi più piovosi, con interventi strutturali che non possono essere più rimandati. Occorrono interventi di manutenzione, risparmio, recupero e riciclaggio delle acque con le opere infrastrutturali, creando bacini aziendali e utilizzando le ex cave e le casse di espansione dei fiumi per raccogliere acqua.