Budget Pac e internazionalizzazione, pressing di Prandini alle ambasciate

venerdì 18 gennaio 2019 di Redazione Giovani Impresa

Budget Pac e internazionalizzazioneBudget Pac e internazionalizzazione

Internazionalizzazione, innovazione, ricerca di sinergie con i partner Ue per un’azione comune di tutela dell’agroalimentare e di difesa del budget agricolo che negli ultimi 20 anni ha subito progressivi tagli e che se dovesse scendere sotto quota 35% del bilancio totale Ue condannerà l’agricoltura Ue a una mera azione di difesa, senza alcuna speranza di sviluppo e investimenti.
Il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini, nell’incontro con gli addetti agricoli delle ambasciate di 13 paesi (Canada, Costa Rica, Francia, Filippine, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Spagna, Svizzera e Ungheria) promosso da “Oscar”, gruppo informale dei Consiglieri agricoli a Roma presieduto da Kàlmàn Zoltàn, ministro plenipotenziario rappresentanza dell’Ungheria presso le Nazioni Unite , ha affrontato a 360 gradi le problematiche dell’agricoltura europea e italiana, in particolare, legate alla riforma della Politica agricola comune, ma anche alle criticità emerse nei recenti trattati bilaterali firmati dall’Unione europea, a partire dal Ceta con il Canada.
Prandini si è dichiarato assolutamente favorevole all’internazionalizzazione, ma a condizione che sia garantita una piena tutela a tutti i prodotti agroalimentari. L’Italia – ha detto il presidente della Coldiretti – è particolarmente penalizzata per effetto dell’italian sounding che però per certi versi è anche un valore da cogliere. Nel mondo sono venduti prodotti falsi che evocano il nostro Paese per 100 miliardi e la grande sfida – ha sottolineato – deve essere quella di portare i consumatori di tutto il mondo ad acquistare il vero made in Italy. Da qui l’attenzione ai rapporti di libero scambio.
Con il Mercosur, secondo Prandini, si rischia di affossare la carne europea. Per quanto riguarda il vino gli accordi della Ue con Vietnam, Singapore e Giappone proteggono pochissime denominazioni e dunque il rischio è che in questi mercati il consumo si indirizzi verso le imitazione dei marchi Ue. Nel Ceta la Coldiretti chiede l’inserimento di tutti i prodotti con le denominazioni protette: quelle del Sud per esempio sono solo 5. “Bisogna valorizzare l’agricoltura Ue – ha spiegato Prandini – con accordi che pongano una giusta attenzione a queste questioni”.
La linea della Coldiretti è indirizzata a un confronto con i partner comunitari, per capire le difficoltà di tutti i territori, trovare i punti di contatto per mettere in campo strategie comuni e nuove leggi. Prandini ha ribadito il deciso orientamento della maggiore organizzazione agricola italiana ed europea verso lo sviluppo in termini di ricerca e sostenibilità, ma con un faro ben preciso: la difesa di un’agricoltura distintiva e non omologata che esclude per questo qualsiasi cedimento sugli Ogm.
Un’altra priorità evidenziata da Prandini è il mantenimento delle risorse destinate dalla Ue all’agricoltura. L’agroalimentare è un settore strategico su cui la Ue deve investire e per questo non deve pagare il conto della Brexit. L’Unione europea – ha ribadito il numero uno di Coldiretti – deve guardare meno agli aspetti finanziari e prestare più attenzione a un settore come l’agricoltura che può offrire un contributo determinante per la crescita di molti paesi e dell’Europa.
Quanto alla riforma Pac l’obiettivo, oltre a difendere il budget, deve essere quello di blindare le risorse a chi vive di agricoltura.
Sul fronte interno l’agricoltura rappresentata dalla Coldiretti guarda ai mercati. Le produzioni delle piccole imprese, fortemente radicate sui territori, vengono valorizzate grazie ai mercati di Campagna amica che negli anni sono cresciuti e hanno favorito lo sviluppo delle aziende soprattutto in termini di occupazione. Con il network Campagna Amica è stato possibile consolidare un modello che si basa sul colloquio tra agricoltore e cittadino. Le grandi aziende sono sostenute nella corsa sui mercati esteri, in particolare sui nuovi sbocchi come il Giappone che aprono grandi prospettive o gli Stati Uniti che hanno ancora enormi potenzialità. Ma è soprattutto la politica di filiera che la Coldiretti sta portando avanti da qualche anno che costituisce la grande sfida finalizzata a garantire una equa distribuzione del reddito tra tutti i soggetti, agricoltori, industria e distribuzione.
Un tema chiave resta poi quello dell’indicazione dell’origine in etichetta. Una vertenza storica della Coldiretti che ha già portato a raggiungere importanti risultati, ma che l’organizzazione vuole per tutti i prodotti alimentari. Prandini ha ricordato in particolare l’esperienza del latte che due anni e mezzo fa, sull’onda di una gravissima crisi di mercato, era arrivato a una quotazione in stalla di 29 centesimi. L’etichetta applicata a latte fresco, lunga conservazione e formaggi ha favorito una ripresa e la stabilizzazione dei prezzi e “ora – ha aggiunto il presidente della Coldiretti – vorremmo che fosse estesa anche ai dolci e ai gelati”. Grande attenzione infine viene riservata alla sostenibilità con azioni concrete. Grazie al pressing della Coldiretti sul governo nella legge di Bilancio appena varata è stata introdotto uno stanziamento per favorire la realizzazione di impianti a biogas da 0 a 300 kw in un quadro di sviluppo sostenibile.