Brexit: brusco contenimento negli acquisti di prodotti made in Italy

mercoledì 19 aprile 2017 di Staff Giovani Impresa

Il Prosciutto di Parma è tra le specialità italiane che risentono della BrexitIl Prosciutto di Parma è tra le specialità italiane che risentono della Brexit

Dalla riduzione del 7% delle esportazioni alimentari, al taglio del 7,3% degli autoveicoli fino al calo del 13,9% del tessile: l’effetto Brexit si fa sentire sui simboli del Made in Italy nella Gran Bretagna dove complessivamente si registra un brusco contenimento del 3,3% negli acquisti di prodotti italiani. E’ quanto emerge da un’analisi Coldiretti su dati Istat, relativi al commercio estero dell’Italia a febbraio. Comincia a farsi sentire l’effetto della svalutazione della sterlina, ma forse anche un atteggiamento più nazionalista da parte degli inglesi che porta alla sostituzione dei prodotti di importazione.

“A preoccupare sono anche le nuove forme di protezionismo favorite dalla moltiplicazione di normative tecniche che di fatto ostacolano la libera circolazione delle merci”, ha denunciato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “ad esempio il 90% dei supermercati inglesi ha già adottato un sistema di etichettatura degli alimenti a semaforo nonostante sia in corso una procedura di infrazione della Unione Europea. Si tratta di un sistema che boccia ingiustamente quasi l’85% del Made in Italy a denominazione di origine (Dop) che la stessa Unione Europea deve invece tutelare e valorizzare”.

Ad essere colpiti ci sono tra gli altri le prime tre specialità italiane Dop più vendute in Italia e all’estero come il Grana Padano, il Parmigiano Reggiano ed il prosciutto di Parma, ma si arriva addirittura a colpire anche l’extravergine di oliva, considerato il simbolo della dieta mediterranea che ha garantito all’Italia di classificarsi tra 163 Paesi al vertice del Bloomberg Global Health Index per la popolazione maggiormente in salute a livello mondiale. L’obiettivo del semaforo era quello di diminuire il consumo di grassi, sali e zuccheri, non basandosi sulle quantità effettivamente consumate, ma solo sulla generica presenza di un certo tipo di sostanze, finisce per escludere paradossalmente dalla dieta alimenti come l’olio extravergine d’oliva e per promuovere, al contrario, le bevande gassate senza zucchero, fuorviando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale.